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LA PROGRAMMAZIONE MODULARE

ITG  PALLADIO  23 E 24 MAGGIO     Indice convegno

Per concludere

Insegnare per moduli.   Esperienze a confronto per nuove strategie

(Luigi Cesaroni)

 

Più di 90 docenti provenienti da Istituti Tecnici di tutta Italia, considerati all’avanguardia nel panorama scolastico italiano, dal Negrelli di Feltre al Ferraris di Verona, allo Scaruffi di Reggio Emilia, al Pacinotti  di Mestre, al Lombardo Radice di Roma, al Rosa Luxemburg  di Bologna, al D’Annunzio di Gorizia e poi da Udine, da Biella, da Pontedera, da Cava de’ Tirreni, da Livorno, da Bari, da Perugia, da Ancona, da Cernusco sul Naviglio, da Savigliano, da La Spezia, da San Donà di Piave e infine da altri Istituti di Treviso e Provincia (dal Riccati, dal  Duca degli Abruzzi, da Oderzo, da Pieve di Soligo, da Castelfranco), hanno accolto l’invito del Collegio docenti del  Palladio per un pubblico confronto sulle nuove metodologie di insegnamento, dopo  cinque anni di sperimentazione. 

L’ampia e intensa partecipazione, nonostante il momento particolarmente impegnativo dell’anno scolastico, ha evidenziato l’interesse per i temi proposti e al tempo stesso una qualche “curiosità”  o, se si vuole, preoccupazione per  le prospettive   della scuola in generale e in particolare della sperimentazione  dell’Autonomia, alla quale la didattica modulare è strettamente connessa.

 

Il convegno  ha affrontato tutte le tematiche relative alla programmazione modulare, a partire dall’analisi del contesto sociale e culturale in cui la sperimentazione ha preso avvio, dalle nuove esigenze imposte alla didattica derivanti dai processi di cambiamento della società, per arrivare all’individuazione di alcuni modelli  significativi   di didattica modulare.

Il modulo rappresenta una parte significativa del programma di una disciplina; del modulo   vengono definiti obiettivi , tempi, modalità di svolgimento ed è prevista, attraverso una serie di verifiche,  una valutazione   conclusiva delle competenze acquisite e una conseguente  certificazione, che può essere utilizzata  nei vari passaggi di scuola o nei diversi ambiti della formazione professionale e del mondo del lavoro.   La  suddivisione di una disciplina per moduli permette altresì di  tenere sotto controllo la mappa complessiva  della materia e la sua estrinsecazione rende trasparente il percorso di studio, esigenza tanto più necessaria oggi che con le riforme in atto  (in particolare con lo sviluppo dell’autonomia)  il processo di insegnamento tende a diventare sempre più diversificato

Anche la didattica per moduli si scontra però, in maniera  più o meno  evidente, con le problematiche della scuola d’oggi, quali  la frammentarietà delle conoscenze, la scarsa motivazione degli studenti, la   sempre più ridotta capacità di  esposizione orale, la  difficoltà di una  valutazione oggettiva.

Dal dibattito è emersa  la convinzione che   tali difficoltà non si possono imputare   alla didattica  per moduli;  anzi, la  didattica modulare, se ben  strutturata e ben  organizzata,   può essere d’aiuto al superamento dei    problemi. 

E i docenti  hanno posto  a confronto le  proprie esperienze,  mettendone a fuoco luci e ombre,   anche nella prospettiva di individuare “nuove strategie”  per la formazione  culturale e umana   degli studenti,  convinti come sono che la scuola  pubblica deve  continuare ad essere  (o ritornare ad essere, se si vuole)   una scuola di qualità.   E’ nella scuola che si gioca, oggi più che mai, il futuro  della nostra società.

Al convegno hanno partecipato, su invito, anche  due ispettrici ministeriali,   la dott.ssa  M.Genoviè de Vita e la dott.ssa L. Savino, che  avevano già dato un contributo notevole, nel Gruppo di lavoro per l’Autonomia,   alla costruzione  della nuova struttura formativa e gestionale della scuola. Le due rappresentanti del ministero hanno  apprezzato  questa iniziativa, nata dalla basso, e  ne hanno  condiviso le finalità. Con le loro relazioni introduttive e con l’attiva partecipazione a tutte le fasi del dibattito hanno  dato un  contributo  determinante per  lo svolgimento del Seminario e per l’individuazione di proposte operative.

L’ispettrice  Genoviè de Vita ha invitato i  docenti a  intraprendere nuove iniziative, a mantenere i contatti tra queste scuole di eccellenza e a far sentire la propria voce;  si può ancora incidere in qualche modo nella  nuova legislazione scolastica  voluta dal  ministro. E’ già successo ad esempio    che   nella  nuova formulazione della Delega  per la scuola inviata al Parlamento  il corso di studio delle scuole superiori è stato riportato a 5 anni, a differenza della primitiva proposta Bertagna, anche se l’organizzazione didattica prevista per il quinto anno risulta ancora nebulosa.

 

Il coordinatore del Convegno, in apertura dei lavori,  aveva messo in evidenza come la sperimentazione  gestionale e didattica  attuata  in questi 5 anni da 160  scuole in Italia  ha  richiesto ai docenti un notevole impegno sia per la partecipazione alla formazione  organizzata a livello nazionale dal Ministero sia  per la formazione  in itinere   attraverso la quale venivano  via via progettati  e  quindi realizzati nelle classi sperimentali i moduli delle varie discipline.

Questa sperimentazione è risultata un’impresa notevole che ha   coinvolto  un gran numero di   docenti e per riflesso di studenti e genitori e ha  messo in moto un meccanismo di “consultazione” attiva  ben più impegnativo e  consistente  di quello  attuato in occasione dei cosiddetti  stati generali   organizzati dal ministro Moratti.

Ora, queste sperimentazioni sembrano essere lasciate andare per la loro strada nel disinteresse della nuova amministrazione scolastica.

In ogni caso se il Ministero anche volesse azzerare tutto,  cancellare tutte le sperimentazioni  o non tenerne in alcun conto, non   potrà  comunque  togliere  ai docenti la scelta della metodologia di insegnamento.

E proprio per rendere più efficace e proficua la scelta della  didattica modulare quasi 100 insegnanti si sono ritrovati a  discuterne a Treviso, arrivando da ogni parte d’Italia, grazie all’ospitalità, da tutti apprezzata, dell’Istituto Palladio.