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Il sermone del poeta

Approccio triste

Cari confratelli,

è con grande mestizia che mi accingo

a svolgere l’ingrato compito

di porgere l’estremo saluto al caro fratello Angelo,

che si accinge a consumare

gli ultimi  slanci professorali.

 

Non possiamo ancor  credere che costui

che per così lunga pezza è stato

al Palladio avvinto,

tutto d’un tratto diventi per noi

un caro estinto.

Ma no!

Perché straziarci con   funeree parole

cambiamo registro,

di cose simpatiche ne abbiamo una mole  

 

Approccio semiserio

Colleghe e colleghi,

la vicenda  di cui oggi   celebriamo l’epilogo ebbe inizio  alla fine degli anni 60.

Era il dì  del dieci dicembre del sessantotto quando il Nostro, poco più che ventenne, mosse i primi passi palladiani  al Prato della Fiera,  ancora  sotto l’egida di Jacopo Riccati.

 Da quel giorno in avanti  lui ha vissuto del Palladio  tutti i fasti e ..i nefasti. Lui è la nostra memoria storica.

Lui sa far rivivere le memorie  dei grandi (e anche dei medi e dei piccoli)  che hanno calcato le scene di questo teatro, i Leoni,  i Santangelo, gli Annunziata, i Genovese, i Fiaccavento, e chissà quanti altri…ma menzionarli è un tormento … (interiore)

Ora tocca ad Angelo entrare nella storia, dopo che le cronache palladiane lo hanno visto sempre in prima linea;

lui mai avventato, ma  dal fare deciso

lui sottile ragionatore, ma   gran lavoratore,

lui amante di elucubrazioni, ma pur di semplici applicazioni,           

lui,  il mago di autocad,   senza se e senza ma.

lui,  un pozzo di idee, di idee confuse   naturalmente.

Ora l’epitaffio  è concluso.

E  adesso arriva il momento solenne:

tocca al poeta, a ricordo perenne,

porger l’augurio di un quieto futuro

e quando di retro tu senti del duro

non reagire, muoviti poco,

quello è il nemico, non fare il suo gioco.

E dopo ‘sta nobile massima antica

or non convien  che dell’altro si dica,

solo un applauso con grande calore,

e ‘sto Palladio ti resti nel  cu___ore

           8 giugno 2004                   cesar or  gigiwebshow®