ONOR RENDER VORREI...

Onor render vorrei in miglior maniera

a chi or s’aggiunge alla fatale schiera,

a chi dice basta al suo bel lavoro,

sol pel desìo di liquidazion d’oro.

 

 

 

 

 

 

Ma or che guardo e guardo intorno

vorrei veder colei come fu un giorno;

parmi sentirla che ancora ride

ma dentro il cuor qualcosa c’è che stride.

Se penso al buio della notte scura

sento di dirle di non aver paura;

“Stringi la mano di noi qui tutti insieme,

siamo qui noi che ti vogliamo bene.

Maledire vorrei il crudele destino

che ha troncato il tuo prezioso cammino,

ma ora ti  vedo   nel  mare infinito

ove splende  il tuo radioso sorriso.

I tuoi studenti ti piangono ancora,

bella ti vedon tra lor come allora;

e noi, che ti sentiam or sì vicina,

diam l’ultimo abbraccio, ciao Cristina”.

 

Poi che la musa mi svegliò dal sonno

prendo le mosse del poeta sommo

e comincio con le dolenti note               

a dir di lor sol quel che dir si puote.

 

Il discorso  fassi subito dotto

dovendo parlar di Bruno Bonotto,

ché quando io fui in quella selva oscura,

proprio lui fu a dirmi “niente paura”.

E mentre su salivo senza posa

a ogni piè ripetea “Prende qualcosa?”

e quando giunsi in cima alla spianata

infin mi disse “ A lei buona giornata!”

Ma non  si pensi fosse una  tortura,

sì  nobil segno di cortesia pura.

E sempre era scrupoloso e attento

se doveasi far un esperimento

Ma il laboratorio a lui andava stretto,

ad altre cose piacea essere addetto;

ad ogni intervento lui era disposto,

se lui arrivava, tutto mettea a posto.

Or, pur se sente ancora qualche ambascia,

il Bruno ormai  ha deciso che vi lascia;

allora  proclamiamo lui  all’istante

qual del Palladio “Grande Badante”.

 

Ora passiamo senza alcun  indugio

a tesser le lodi di Carrara Lucio,

che tanti dicean magnifico e mitico

e chi non lo fa, è sol perché è stitico.

Da quando Alfea mandò i carabinieri,

ché gli esami n’eran nei suoi pensieri,

e un dì lo incollò negli scrutini

e fuori  pioveva sui suoi sedili,

se venti ragazzi facean  i bastardi

colpa era  di Lucio che arrivàa tardi;

ma ora che lascia questa sua scuola,

ben s’è capito: era  tutta  ‘na sôla.

Ben si sa che la sua  passion  sincera

tanto non era fare case a schiera,

ma far  capir che d’ogni cosa il bello

è sol quel che viene dal tuo cervello.

Or, pur se sente ancora qualche ambascia,

Lucio  ha ormai deciso che vi lascia;

allora  proclamiamo lui  all’istante

qual  del Palladio “Novello  Bramante”

 

E ora vo a dir d’una persona dotta,

parlo di lei, di Carmela Billotta;

lei, che sa di lettere e di  belle arti,

di astruse poesie fa presto a saziarti.

Lo si vedea pur dal  suo portamento

ch’avea la funzione d’orientamento,

e poi che fa ben se talor si cambia,

lei facea  giretti, pur fino in  Finlandia.

De ‘sto  Palladio sa tutta la storia

dei presidi i nomi sa ben a memoria;

tutto ea faceva, pur se mai presta,

serena in viso e nell’andare onesta.

Suo punto di forza era dare certezza,

ma ora vediam  che a far altro s’attrezza;

un poco il suo cuor, non sembra, ma è affranto,

già degli studenti sente il rimpianto.

Or, pur se sente ancora qualche ambascia,

la Meli ha ormai deciso che vi lascia.

così la   proclamiamo immantinente

qual del Palladio “Illustre Docente”.

 

E ora della festa metto i bei panni

che devo parlar di Fontana Giovanni,

di chi  un dì, celiando, ho detto

ch’avea la faccia di simpatico ducetto.

Da qui partito e fatto un bel girone,

tornato è al Palladio, ma da padrone;

un bel desio lui ha sempre  avuto:

finir l’opra sua in questo Istituto.

Capiron tutti allora in un baleno

che un clima volea serio e sereno

e che non gli piacea manco un pochino

far la figura del cioccolatino

Quea porta aperta della presidenza

l’aria e il sentor avea della confidenza

e lungi sarebbe dalla giustizia

chi pensasse fosse solo furbizia.

Per alto tener d’alunni il morale

pur rotolava su e giù per le scale;

lui ci teneva  a  salvar questo mondo,

pur  se a Roma lo buttavano  a fondo.

Or, pur se sente ancora qualche ambascia,

Giovanni    ha ormai  deciso che vi lascia.

così lo proclamiamo immantinente

qual del Palladio “Alto Dirigente”

 

Un titolo infine vorrei assegnare

a chi nel Limbo piace ancor stare,

a chi non piacque una pension imposta,

 intantoperò ogni mese  va in posta.

E devo chiamar, non posso far finta,

di merende il compagno, Gianfry Pinta,

lui che ha retto del Palladio le sorti;

ma or che più non c’è, ve ne siete accorti?

E poi che fece questa connession di rete,

a lui di navigar ancor grati siete?

Ma lasciam ogni altro interrogativo,

ché lui qui era un bel fermento attivo.

Così lo  proclamiamo con fervore

qual del Palladio  “Grande Tessitore”.

Voi or vi chiederete, ma senza ambascia:

“Ma il Pinta non è ora che ci lascia?”

 

E ora, pria che vi travolga il  desìo     

di dare ai pensionandi il caro addio

e pria di dar sfogo al chiassoso coro,

io, cinto della  corona d’alloro,

me stesso  proclamo qui e all’istante

qual del Palladio  “Novello Dante”.

Voi or vi chiederete, ma senza ambascia:

“Ma il Gigi  non è ora che ci lascia?”

 

 

Con questa domanda sempre pendente

or  riprendiamo la  festa gaudente,

non senza  però che  pria voi  facciate

un plauso a loro e al vostro sacro vate.

 

(gigiwebshow, 16 giugno 2011)