ONOR RENDER VORREI...
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Onor render vorrei in miglior maniera a chi or s’aggiunge alla fatale schiera, a chi dice basta al suo bel lavoro, sol pel desìo di liquidazion d’oro.
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Ma or che guardo e guardo intorno vorrei veder colei come fu un giorno; parmi sentirla che ancora ride ma dentro il cuor qualcosa c’è che stride. Se penso al buio della notte scura sento di dirle di non aver paura; “Stringi la mano di noi qui tutti insieme, siamo qui noi che ti vogliamo bene. Maledire vorrei il crudele destino che ha troncato il tuo prezioso cammino, ma ora ti vedo nel mare infinito ove splende il tuo radioso sorriso. I tuoi studenti ti piangono ancora, bella ti vedon tra lor come allora; e noi, che ti sentiam or sì vicina, diam l’ultimo abbraccio, ciao Cristina”.
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Poi che la musa mi svegliò dal sonno prendo le mosse del poeta sommo e comincio con le dolenti note a dir di lor sol quel che dir si puote.
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Il discorso fassi subito dotto dovendo parlar di Bruno Bonotto, ché quando io fui in quella selva oscura, proprio lui fu a dirmi “niente paura”. E mentre su salivo senza posa a ogni piè ripetea “Prende qualcosa?” e quando giunsi in cima alla spianata infin mi disse “ A lei buona giornata!” Ma non si pensi fosse una tortura, sì nobil segno di cortesia pura. E sempre era scrupoloso e attento se doveasi far un esperimento Ma il laboratorio a lui andava stretto, ad altre cose piacea essere addetto; ad ogni intervento lui era disposto, se lui arrivava, tutto mettea a posto. Or, pur se sente ancora qualche ambascia, il Bruno ormai ha deciso che vi lascia; allora proclamiamo lui all’istante qual del Palladio “Grande Badante”.
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Ora passiamo senza alcun indugio a tesser le lodi di Carrara Lucio, che tanti dicean magnifico e mitico e chi non lo fa, è sol perché è stitico. Da quando Alfea mandò i carabinieri, ché gli esami n’eran nei suoi pensieri, e un dì lo incollò negli scrutini e fuori pioveva sui suoi sedili, se venti ragazzi facean i bastardi colpa era di Lucio che arrivàa tardi; ma ora che lascia questa sua scuola, ben s’è capito: era tutta ‘na sôla. Ben si sa che la sua passion sincera tanto non era fare case a schiera, ma far capir che d’ogni cosa il bello è sol quel che viene dal tuo cervello. Or, pur se sente ancora qualche ambascia, Lucio ha ormai deciso che vi lascia; allora proclamiamo lui all’istante qual del Palladio “Novello Bramante”
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E ora vo a dir d’una persona dotta, parlo di lei, di Carmela Billotta; lei, che sa di lettere e di belle arti, di astruse poesie fa presto a saziarti. Lo si vedea pur dal suo portamento ch’avea la funzione d’orientamento, e poi che fa ben se talor si cambia, lei facea giretti, pur fino in Finlandia. De ‘sto Palladio sa tutta la storia dei presidi i nomi sa ben a memoria; tutto ea faceva, pur se mai presta, serena in viso e nell’andare onesta. Suo punto di forza era dare certezza, ma ora vediam che a far altro s’attrezza; un poco il suo cuor, non sembra, ma è affranto, già degli studenti sente il rimpianto. Or, pur se sente ancora qualche ambascia, la Meli ha ormai deciso che vi lascia. così la proclamiamo immantinente qual del Palladio “Illustre Docente”.
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E ora della festa metto i bei panni che devo parlar di Fontana Giovanni, di chi un dì, celiando, ho detto ch’avea la faccia di simpatico ducetto. Da qui partito e fatto un bel girone, tornato è al Palladio, ma da padrone; un bel desio lui ha sempre avuto: finir l’opra sua in questo Istituto. Capiron tutti allora in un baleno che un clima volea serio e sereno e che non gli piacea manco un pochino far la figura del cioccolatino Quea porta aperta della presidenza l’aria e il sentor avea della confidenza e lungi sarebbe dalla giustizia chi pensasse fosse solo furbizia. Per alto tener d’alunni il morale pur rotolava su e giù per le scale; lui ci teneva a salvar questo mondo, pur se a Roma lo buttavano a fondo. Or, pur se sente ancora qualche ambascia, Giovanni ha ormai deciso che vi lascia. così lo proclamiamo immantinente qual del Palladio “Alto Dirigente”
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Un titolo infine vorrei assegnare a chi nel Limbo piace ancor stare, a chi non piacque una pension imposta, intantoperò ogni mese va in posta. E devo chiamar, non posso far finta, di merende il compagno, Gianfry Pinta, lui che ha retto del Palladio le sorti; ma or che più non c’è, ve ne siete accorti? E poi che fece questa connession di rete, a lui di navigar ancor grati siete? Ma lasciam ogni altro interrogativo, ché lui qui era un bel fermento attivo. Così lo proclamiamo con fervore qual del Palladio “Grande Tessitore”. Voi or vi chiederete, ma senza ambascia: “Ma il Pinta non è ora che ci lascia?”
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E ora, pria che vi travolga il desìo di dare ai pensionandi il caro addio e pria di dar sfogo al chiassoso coro, io, cinto della corona d’alloro, me stesso proclamo qui e all’istante qual del Palladio “Novello Dante”. Voi or vi chiederete, ma senza ambascia: “Ma il Gigi non è ora che ci lascia?”
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Con questa domanda sempre pendente or riprendiamo la festa gaudente, non senza però che pria voi facciate un plauso a loro e al vostro sacro vate.
(gigiwebshow, 16 giugno 2011)
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