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PROGRAMMA SOCRATES
Grundtvig 2 – Partenariati per l’apprendimento
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Accordo n° 2004/04 – ITA01-S2G01-00218-2 Titolo: ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) Composizione del partenariato autorizzato dall’A.N.:
Incontro di progetto: Brema, 6-10 novembre 2004-11-20 Tema dell’incontro: ADHD tra i detenuti nelle carceri Docenti partecipanti: Giuliano De Menech (Dirigente Scolastico), Iola De Monte, Felice Doria, Gennaro Maio e Roberta Salerno Luoghi visitati:
Relatori:
Rapporti con : - psicologi - insegnanti nelle carceri - detenuti - personale incaricato della vigilanza e dell’assistenza ai detenuti - responsabili dei laboratori e delle officine SINTESI DEI TEMI TRATTATI Il tema dell’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è da tempo molto dibattuto in ambito psichiatrico-infantile ma, recentemente, è approdato anche nelle istituzioni scolastiche e carcerarie. Si è visto infatti che tutta una serie di disturbi comportamentali che rientrerebbero nel quadro di questa sindrome nota col nome di ADHD, si manifestano non soltanto in età infantile e adolescenziale ma anche negli adulti. Non solo, si è anche cominciato ad individuare e studiare un nesso tra ADHD, dipendenze e comportamenti criminali. Quest’ultimo aspetto è il tema centrale del nostro progetto. Punto di partenza sono i dati emersi dai più recenti studi criminologici che, dopo una serie di osservazioni e rilevazioni fatte sulla popolazione carceraria, avrebbero evidenziato una stretta correlazione tra disturbi psicologici e comportamenti criminali soprattutto tra i cosiddetti “intensivtater” ovvero i criminali recidivi che manifestano comportamenti devianti persistenti sin dall’infanzia. Un altro gruppo significativo considerato a rischio ADHD è quello dei “drug-addicts” cioè i tossicodipendenti ed infine l’ADHD sembrerebbe un rilevante fattore di rischio anche per i “sex-offenders” ovvero coloro che commettono crimini a sfondo sessuale. Un altro aspetto importante sul quale il dibattito nei quattro paesi è aperto, riguarda la “categoria” di appartenenza dell’ADHD: si tratta di una malattia psichiatrica definita con tutta una serie di sintomi oppure sarebbe meglio parlare di disturbo psicologico? Di una condizione mentale disturbata o di un danno funzionale? DIAGNOSI L’ADHD è caratterizzata da tre aree sintomatiche: disturbi dell’attenzione, iperattività e impulsività. La diagnosi viene effettuata solo sulla base di osservazioni sul comportamento. Ciascuna di queste aree inoltre prevede tutta una serie di sintomi (18) che sono stati classificati e che vanno dall’incapacità a concentrarsi, alla mancanza di autocontrollo, irrequietezza, difficoltà nell’apprendimento, incapacità nell’accettare le regole, comportamenti inadeguati ecc.. La conferma della diagnosi prevede che siano presenti 2/3 dei diciotto sintomi descritti e di solito la prima osservazione di questi disturbi dovrebbe avvenire prima del 7° anno di età e ripetersi per un periodo di almeno sei mesi. Questi sintomi inoltre sono spesso associati ad altri disturbi per cui si usa il termine “comorbidity” ovvero comorbilità; ad esempio nel 30-50% dei casi sono presenti comportamenti sociali disturbati, altre volte aggressività, malattie depressive (10-40%), ansia (20-25%), disturbi dell’apprendimento o della personalità, scarsa autostima ecc. La comorbilità aumenta con l’avanzare dell’età.
Quanto l’ADHD sia geneticamente determinato non è possibile stabilirlo; la correlazione tra ADHD e disturbi neurobiologici metabolici è in fase di studio ma non è stata trovata a tutt’oggi alcuna connessione oggettiva. Si potrebbe supporre una predisposizione, fattore di vulnerabilità associato a fattori socio-familiari. Effettuare la diagnosi è comunque molto difficile pertanto i dati relativi all’incidenza di questo disturbo nei ragazzi tra i sei e i diciotto anni – si parla di un 2-6% - non sono molto attendibili. Tra i detenuti si stima invece che il 25-30% della popolazione carceraria giovanile sia affetta da ADHD, ma i casi studiati finora sono molto limitati. TRATTAMENTO Il trattamento è di solito multimodale. Ma, anche su questo fronte, c’è un dibattito aperto che verte principalmente sull’efficacia o meno delle anfetamine che sembrerebbero produrre un sensibile miglioramento della capacità di concentrazione, di apprendimento, di autocontrollo. Molti esperti obiettano che questi farmaci (il più noto dei quali è il Ritalin) producano effetti simili alla cocaina o altre droghe simili determinando non solo una condizione di dipendenza ma anche dei benefici transitori e temporanei. In molti paesi (tra i quali l’Italia) l’uso del Ritalin per i bambini è stato sospeso; psichiatri e operatori psicopedagogici sono divisi sia sulle procedure della diagnosi sia sulle terapie: il dibattito e’ aperto, le posizioni distanti tra loro, la ricerca tutt’ora in corso. E’ comunque certo che l’eventuale trattamento farmacologico va affiancato ad altre terapie di supporto ed in questa direzione stanno andando gli operatori degli istituti carcerari in Norvegia e Germania che stanno sperimentando percorsi di vario tipo (ergoterapia, apprendimento/formazione con l’uso del computer ecc.). Per realizzare questo però è indispensabile un lavoro di coordinamento e cooperazione tra scuole, famiglie, psicologi, psichiatri, operatori dei servizi sociali e delle istituzioni carcerarie. ORGANIZZAZIONE DEL CARCERE IN GERMANIA La città di Brema , nel nord della Germania, ha una popolazione di circa 660.000 abitanti. Il tasso di carcerazione nella città e nel suo “ land “ è uno dei più bassi del paese (nel quale e’ di poco superiore al 0,1%) ed è in progressiva diminuzione negli ultimi anni. La popolazione carceraria adulta è composta da un 78% di detenuti tedeschi e 22% di stranieri; tra la popolazione carceraria giovanile la percentuale è invece di 69% di tedeschi e 31% di stranieri. Sia la prigione di Brema che la Vechta Prison (circa 60 km da Brema) sono strutture piuttosto vecchie risalenti a fine ‘800; sono composte da vari edifici costruiti in mattoni rossi in stile neo-gotico tipico della zona. In ciascuna delle due prigioni sono ospitati oltre 600 detenuti di cui 120 sono giovani (entro i 26 anni). L’edificio è diviso in vari settori, dove sono sempre presenti più guardie carcerarie; le celle sono individuali, hanno una superficie di 7-8 mq e i servizi igienici all’interno sono separati da una tenda. All’interno dell’istituto ci sono una palestra, spazi comuni utilizzati come luoghi di aggregazione e/o preghiera ed anche all’esterno ci sono delle aree verdi utilizzate per attività sportive e i momenti di “aria”. E’ presente inoltre una sezione scolastica che comprende oltre alle aule anche laboratori informatici, artistici ecc. e diverse officine e laboratori per la formazione professionale come una lavanderia e un laboratorio di falegnameria. Coloro che studiano e lavorano percepiscono una piccola “paga” giornaliera, uguale per tutti. Accedere però alla formazione scolastica o professionale non è automatico per i detenuti; la possibilità viene offerta loro in base a regole molto rigide di buona condotta, pertanto la percentuale di detenuti-studenti e detenuti-lavoratori è molto bassa. ____________ Sintesi di quanto emerso negli incontri di progetto tenuti a Brema, 6 - 10 novembre 2004, a cura di R. Salerno
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