GRECIEIDE

Cantami, o diva, del Peloso Ulderico

La gola funesta che infiniti

Causò guai ai Palladiani…

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L’allegra armata del Palladio era partita il 1 marzo 2004 d. C. per una spedizione  in quel dell’Ellade, capitanata da Ulderico il Primo, col suo fido aiutante, Flavio il Romano. La brigata  riuniva i personaggi più disparati: Conti, che dovevano tenere alto il loro onore;  Magi , portavoci di giostrai e bistecconi … e  ogni sorta di uomini e donne desiderosi di scoprire nuovi mondi.  Tutti erano animati da grande Furian, decisi a portare a compimento la loro missione. Salparono da Ancona su un oScillante veliero,  Traversarion  il MarTignon da Scilla a Zanin, scalarono Montagner su su fino al PizzoLato e assediarono una Torresan fortificata, anche se un po’ Grespan

Scopo della spedizione era la riconquista di un Brunello da Montagner, profumato di ogni tipo di Spezie. Il prezioso liquore era stato trafugato da un famigeReato  Martin Scardellato e nascosto presumibilmente sotto un Tegon. Si trattava di un Ziero di lunga vita, che consentiva di compiere imprese straordinarie di cui non si poteva non Vantiarsi.  E non era una Bala!

Prima di decidere di solcare i mari, i nostri eroi avevano cercato il  prezioso elisir  in ogni Luongo, dal più oscuro e nascosto al più frequentato.

Arrivati in Grecia avevano continuato a cercarlo al BarZan , al BerTelli, al ManZan , al ParLesso senza mai riuscire a trovarne traccia.

 Il Dotto della compagnia suggerì allora di consultare l’oracolo di Delfi. In un giornata fredda e ventosa, con un  Celotto grigio  e minaccioso, la sacerdotessa di Apollo emise una risposta che lì per lì sembrò un po’ CaMatta e un po’ PaVan: ”Bisogna fare una Balletta Basich sul Pallaro. L’oracolo era davvero sibillino, le parole apparivano senza senso e soprattutto non sembravano avere un Neso con la domanda, che era stata: “Gli dei sono favorevoli alla riconquista del Brunello?” Dopo notti insonni …passate a tentare di decifrarne il significato nascosto, le parole  dell’oracolo furono interpretate così: bisogna  eseguire una danza  semplice  sul tempio di Pallade, cioè sull’Acropoli di Atene.  I nostri eroi si recarono al sito indicato, e lì il forte vento rese i loro passi simili a una danza lieve. Dall’alto dell’Acropoli, da cui dominavano l’intera città di Atene credettero di aver  individuato un luogo che sembrava sufficientemente sospetto.  Lo raggiunsero e in effetti il luogo si rivelò protetto da un Minotto che, esplodendo, fece un piccolo Bot. … ma del Brunello neanche l’ombra. Evidentemente l’interpretazione dell’oracolo non era stata corretta.

Al seguito del vigile Flavio furono allora battute ed esplorate, ahimé senza successo,  tutte le taverne della città,  da odos Amalia a odos Rigato.     .

Il Biondo Ulderico propose infine di cercare nel luogo che consentiva la vista più ampia possibile: Meteora. La proposta  fu accolta con entusiasmo: tutti si sentirono un po’ più su di tono, un po’ più… Tonelli, visto che ormai il loro morale era davvero Bassetto.

Al campo base di  Kalambaka gli dei sembravano aver abbandonato i nostri eroi. Il loro alloggio era in sfacelo: fili elettrici scoperti, finestre murate, riscaldamento impazzito, e nel giardino… fiori con GambiRasi..

Non sarebbe bastato un Sarto, per quanto Conte, a ricucire la situazione. Allora il driver Davide, alla guida di un manipolo di prodi, con abili manovre, riuscì a sapere che ancor più preziosi del Brunello erano i sullaki, spiedini divini che avevano da sempre  assicurato ai Greci fama imperitura e  addirittura l’eternità. La conferma della scoperta venne dalla decifrazione dei graffiti di Delfi, effettuata da BilLotta, la doppia guerriera. “ I  giochi Olimpici di quest’anno prevedono per il 1°. 2° e 3° classificato rispettivamente tre, due e uno spiedini del peso medio di un chilogrammo cadauno; per il quarto e quinto classificato, invece, patate fritte”. Il testo era inciso alla base dell’altare di Apollo, di un candido marmo Parionetto, che richiamò con una certa nostalgia il marmo di Carrara.  I nostri eroi si ritennero  ormai soddisfatti della scoperta e rimBorsati delle loro fatiche. Abbandonarono così la ricerca del vino rapito e si dedicarono con passione ai sullaki, delle cui proprietà divine  erano ormai certi. Avevano ottenuto due piccioni con una Fava: fama e gusto. La loro missione poteva considerarsi compiuta: non restava che  tornare in patria, alla sede italiana della dea Pallade. Ma prima, su progettazione del prode Rossi, vollero chiedere Perdon a Giove e  agli altri dei, per aver dubitato della loro benevolenza e levarono grati le loro Osmani al cielo.

Nel silenzio del teatro di Epidauro, allora, si sentì risuonare una voce: “ViScuso.

 lo pseudo- Omelio