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| INTEGRAZIONE |
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| (A.V.) In classe per avere il diploma di
terza media c'è Quan Quein abituata in Cina a stare a scuola dalle sette del mattino alle
nove di sera. Sul banco in prima fila per la licenza media c'è anche Wisar, 19enne del
Kossovo con in tasca il diploma del liceo linguistico del suo paese, diventato un pezzo di
carta senza valore in Italia. C'è pure Leonard, sempre dal Kossovo, che ammette con
franchezza e in un ottimo italiano: «Io nel mio paese non ho fatto molta scuola». Sono
alcuni degli alunni stranieri della classe terza D che frequentano un corso diurno di
scuola media messo in piedi dai Centri territoriali permanenti delle scuole medie Coletti
e Martini all'interno dell'Itis Fermi. Hanno un'età compresa tra i 15 e i 19 anni, stanno
imparando l'italiano e alcuni hanno in mano un diploma non equiparabile nel nostro sistema
scolastico. Per motivi d'età non possono essere inseriti in una scuola media, ma per
legge sono obbligati a conseguire il diploma della scuola dell'obbligo, anche per accedere
alla formazione professionale. Masticando l'inglese e con qualche parola d'italiano
parlano di scuola, di quella italiana e di quella dei loro paesi, delle loro aspettative e
dei loro sogni nel cassetto. «Ci sono regole diverse, l'attenzione e il modo di studiare
è diverso», dice Jadir, algerino. Per Barbara, filippina: «La scuola nel mio paese è
più rigida». «Anche in Kossovo i professori sono più severi», confida Leonard. «Ci
sono molti più compiti e materie nella scuola cinese e 20 minuti di ginnastica al
giorno» spiega Wei Tao che da grande vuole studiare Lingue straniere e girare il mondo.
«Sta cambiando il tipo di immigrazione e arrivano sempre più ragazzi con una buona
scolarizzazione e con una situazione regolare», spiega Maria Antonietta Danieli, docente
della classe. I ragazzi della terza D si aspettano molto dalla scuola italiana e sanno
quello vogliono fare da grandi: chi la segretaria, chi l'università, oppure aprire un
bar, lavorare in un ristorante, studiare scienze, diventare meccanico o il calciatore.
«Tutti i ragazzi che giungono in Italia fino a 14 anni trovano inserimento nella classe
corrispondente alla loro età anagrafica - spiega il professor Antonio Coviello del Fermi
- chi ha più di 14 anni nel nostro sistema di scuola superiore non trova collocazione».
Da questa necessità si arriva ai corsi di scuola media per i minori a rischio di
dispersione scolastica organizzati dai Ctp cittadini all'interno degli istituti superiori.
L'appello è stato rivolto a tutte le scuole superiori in città: solo gli istituti Fermi
e Palladio hanno dato la loro disponibilità ad
accogliere ciascuno due classi. |
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