Giovedì, 11 Dicembre 2003
Il gazzettino


INTEGRAZIONE
(A.V.) In classe per avere il diploma di terza media c'è Quan Quein abituata in Cina a stare a scuola dalle sette del mattino alle nove di sera. Sul banco in prima fila per la licenza media c'è anche Wisar, 19enne del Kossovo con in tasca il diploma del liceo linguistico del suo paese, diventato un pezzo di carta senza valore in Italia. C'è pure Leonard, sempre dal Kossovo, che ammette con franchezza e in un ottimo italiano: «Io nel mio paese non ho fatto molta scuola». Sono alcuni degli alunni stranieri della classe terza D che frequentano un corso diurno di scuola media messo in piedi dai Centri territoriali permanenti delle scuole medie Coletti e Martini all'interno dell'Itis Fermi. Hanno un'età compresa tra i 15 e i 19 anni, stanno imparando l'italiano e alcuni hanno in mano un diploma non equiparabile nel nostro sistema scolastico. Per motivi d'età non possono essere inseriti in una scuola media, ma per legge sono obbligati a conseguire il diploma della scuola dell'obbligo, anche per accedere alla formazione professionale. Masticando l'inglese e con qualche parola d'italiano parlano di scuola, di quella italiana e di quella dei loro paesi, delle loro aspettative e dei loro sogni nel cassetto. «Ci sono regole diverse, l'attenzione e il modo di studiare è diverso», dice Jadir, algerino. Per Barbara, filippina: «La scuola nel mio paese è più rigida». «Anche in Kossovo i professori sono più severi», confida Leonard. «Ci sono molti più compiti e materie nella scuola cinese e 20 minuti di ginnastica al giorno» spiega Wei Tao che da grande vuole studiare Lingue straniere e girare il mondo. «Sta cambiando il tipo di immigrazione e arrivano sempre più ragazzi con una buona scolarizzazione e con una situazione regolare», spiega Maria Antonietta Danieli, docente della classe. I ragazzi della terza D si aspettano molto dalla scuola italiana e sanno quello vogliono fare da grandi: chi la segretaria, chi l'università, oppure aprire un bar, lavorare in un ristorante, studiare scienze, diventare meccanico o il calciatore. «Tutti i ragazzi che giungono in Italia fino a 14 anni trovano inserimento nella classe corrispondente alla loro età anagrafica - spiega il professor Antonio Coviello del Fermi - chi ha più di 14 anni nel nostro sistema di scuola superiore non trova collocazione». Da questa necessità si arriva ai corsi di scuola media per i minori a rischio di dispersione scolastica organizzati dai Ctp cittadini all'interno degli istituti superiori. L'appello è stato rivolto a tutte le scuole superiori in città: solo gli istituti Fermi e Palladio hanno dato la loro disponibilità ad accogliere ciascuno due classi.