I presidi delle scuole
superiori della città non sembrano avere preso sul serio l'invito spedito una settimana
fa dall'Ufficio cultura di Ca' Sugana di promuovere il concorso "eno-artistico"
"I Vinarelli" tra gli studenti. Nella patria dell'Ombralonga, la trovata di
diluire i colori con il vino, al posto dell'acqua, lanciata dall'associazione culturale
"Il Cerchio" e patrocinata dall'assessorato alla cultura del Comune, è stata
accolta a scuola con una risata. In alcuni casi si è annacquata nell'indifferenza verso
le mille proposte di concorso che giungono ogni giorno in classe. In altri ha invece fatto
fermentare la polemica, almeno sul piano educativo. L'idea di vedere coinvolti anche
gli studenti nell'omaggio alla vendemmia che verrà celebrato sotto la Loggia dei
Cavalieri nel corso di una manifestazione in programma per sabato 11 ottobre continua
invece a piacere all'assessore alla cultura Letizia Ortica: "Il Comune ha dato il suo
patrocinio nell'usare in maniera curiosa il vino per rendere omaggio alla tradizione della
nostra terra - spiega l'assessore - ampliando anche agli studenti delle superiori la
singolare proposta." Con il pennello di Bacco, è stato assicurato, si possono
ottenere sfumature diverse dall'acquerello tradizionale. Ma al liceo artistico della
città sottolineano subito che la prospettiva di vedere all'opera "vinerellisti"
manda all'aria ogni regola pittorica: "Non c'è stata nessuna risposta al concorso da
parte degli studenti e dei docenti, perché usare il vino al posto dell'acqua non è una
modalità di tecnica di pittura propria di un'attività grafica artistica", spiega il
preside Giorgio Russi. Un'improvvisata divertente, certo, ma che in un'istituzione
scolastica che lavora nell'arte secondo i canoni della tradizione non può certo essere
vista con favore.
Il metodo è sembrato una stravaganza anche a chi di vini se ne intende. Dal punto di
vista chimico si può certo intingere il pennello nel Prosecco per colorare, ma non si
può compiere il miracolo di trasformare l'acquerello in qualcosa di duraturo: "Il
vino ha dei coloranti naturali che hanno un'evoluzione cromatica nel corso del tempo -
dice il professor Federico Faraon, esperto di vini doc per la Camera di commercio e
docente all'istituto alberghiero Alberini - se lo si utilizza per fare un'opera, questa
cambierà presto colore". Un rosso rubino potrà diventare rosso mattone e un giallo
oro scurirsi in ocra: "Non so bene che effetto possano avere un merlot o un prosecco
sulla tela - dice Faraon- ma mescolare il vino al colore significa snaturare anche
quest'ultimo delle sue caratteristiche".
La proposta, dunque, non ha avuto ancora presa e nessun preside interpellato ha
ricevuto una richiesta di partecipazione dalle sue classi: "L'invito è arrivato ma
non ho avuto nessun riscontro - osserva il dirigente scolastico del Palladio
Giovanni Vassallo - i ragazzi si sentono scarsamente coinvolti: ciò significa che la
realtà trevigiana non è solo vino e forse è questa la cosa migliore". Dove non è
ancora arrivato, l'invito non viene preso per scherzo: "Bella cosa, invece di educare
i giovani all'uso moderato di sostanze alcoliche glielo fanno pure annusare con le
pennellate", critica il professor Salvatore Antonio Leone, preside del
Riccati-Luzzatti.
Tra i presidi c'è chi non ha esitato a definire il bando di concorso una
"gentilinata" da mettere subito da parte tra le iniziative goliardiche, e chi
non l'ha nemmeno preso in mano, oberato dalle decine e decine di proposte che si
accumulano sopra la scrivania: "Ogni giorno arrivano montagne di roba e per
partecipare a tutte le iniziative uno dovrebbe dedicarsi anima e corpo solo a quello -
spiega il preside del Duca degli Abruzzi, Otello Cegolon - a questa cosa dei Vinarelli
proprio non ho fatto caso".
Alessandra Vendrame