IL GAZZETTINO
Mercoledì, 1 Ottobre 2003
Il concorso lanciato dall?Ufficio cultura del Comune e contestato dalle opposizioni non ha trovato consensi negli istituti superiori
I presidi: «Dipingere con il vino? Una Gentilinata»
«Invece di educare i giovani a moderare le sostanze alcoliche gliele fanno annusare. E non c?è nessun valore artistico»
I presidi delle scuole superiori della città non sembrano avere preso sul serio l'invito spedito una settimana fa dall'Ufficio cultura di Ca' Sugana di promuovere il concorso "eno-artistico" "I Vinarelli" tra gli studenti. Nella patria dell'Ombralonga, la trovata di diluire i colori con il vino, al posto dell'acqua, lanciata dall'associazione culturale "Il Cerchio" e patrocinata dall'assessorato alla cultura del Comune, è stata accolta a scuola con una risata. In alcuni casi si è annacquata nell'indifferenza verso le mille proposte di concorso che giungono ogni giorno in classe. In altri ha invece fatto fermentare la polemica, almeno sul piano educativo.

L'idea di vedere coinvolti anche gli studenti nell'omaggio alla vendemmia che verrà celebrato sotto la Loggia dei Cavalieri nel corso di una manifestazione in programma per sabato 11 ottobre continua invece a piacere all'assessore alla cultura Letizia Ortica: "Il Comune ha dato il suo patrocinio nell'usare in maniera curiosa il vino per rendere omaggio alla tradizione della nostra terra - spiega l'assessore - ampliando anche agli studenti delle superiori la singolare proposta." Con il pennello di Bacco, è stato assicurato, si possono ottenere sfumature diverse dall'acquerello tradizionale. Ma al liceo artistico della città sottolineano subito che la prospettiva di vedere all'opera "vinerellisti" manda all'aria ogni regola pittorica: "Non c'è stata nessuna risposta al concorso da parte degli studenti e dei docenti, perché usare il vino al posto dell'acqua non è una modalità di tecnica di pittura propria di un'attività grafica artistica", spiega il preside Giorgio Russi. Un'improvvisata divertente, certo, ma che in un'istituzione scolastica che lavora nell'arte secondo i canoni della tradizione non può certo essere vista con favore.

Il metodo è sembrato una stravaganza anche a chi di vini se ne intende. Dal punto di vista chimico si può certo intingere il pennello nel Prosecco per colorare, ma non si può compiere il miracolo di trasformare l'acquerello in qualcosa di duraturo: "Il vino ha dei coloranti naturali che hanno un'evoluzione cromatica nel corso del tempo - dice il professor Federico Faraon, esperto di vini doc per la Camera di commercio e docente all'istituto alberghiero Alberini - se lo si utilizza per fare un'opera, questa cambierà presto colore". Un rosso rubino potrà diventare rosso mattone e un giallo oro scurirsi in ocra: "Non so bene che effetto possano avere un merlot o un prosecco sulla tela - dice Faraon- ma mescolare il vino al colore significa snaturare anche quest'ultimo delle sue caratteristiche".

La proposta, dunque, non ha avuto ancora presa e nessun preside interpellato ha ricevuto una richiesta di partecipazione dalle sue classi: "L'invito è arrivato ma non ho avuto nessun riscontro - osserva il dirigente scolastico del Palladio Giovanni Vassallo - i ragazzi si sentono scarsamente coinvolti: ciò significa che la realtà trevigiana non è solo vino e forse è questa la cosa migliore". Dove non è ancora arrivato, l'invito non viene preso per scherzo: "Bella cosa, invece di educare i giovani all'uso moderato di sostanze alcoliche glielo fanno pure annusare con le pennellate", critica il professor Salvatore Antonio Leone, preside del Riccati-Luzzatti.

Tra i presidi c'è chi non ha esitato a definire il bando di concorso una "gentilinata" da mettere subito da parte tra le iniziative goliardiche, e chi non l'ha nemmeno preso in mano, oberato dalle decine e decine di proposte che si accumulano sopra la scrivania: "Ogni giorno arrivano montagne di roba e per partecipare a tutte le iniziative uno dovrebbe dedicarsi anima e corpo solo a quello - spiega il preside del Duca degli Abruzzi, Otello Cegolon - a questa cosa dei Vinarelli proprio non ho fatto caso".

Alessandra Vendrame