"Contro la guerra dei
potenti, ora e sempre disobbedienti". Lo hanno gridato gli studenti delle scuole
superiori della città scesi ieri per il secondo giorno in piazza, mandando in tilt la
tranquillità delle mura e per più di mezz'ora il traffico sul Put. "Venti minuti di
Put occupato non valgono una vita delle vittime della guerra", ha detto uno dei
manifestanti mentre circa un migliaio di studenti faceva procedere a passo d'uomo la
circolazione nel tratto tra porta Fra' Giocondo e Porta Calvi, provocando code e la
pazienza degli automobilisti. Il corteo all'inizio di quasi duemila partecipanti è
partito da Piazza dei Signori, dove gli studenti trevigiani tra spettacolini spontanei di
giocolieri, break dance, musica e slogan pacifisti si sono dati appuntamento per due
giorni di fila per dire tutti insieme e con altrettanta spontaneità no alla guerra. "Si
sta creando un coordinamento studentesco di tutti gli studenti della città non legato ad
associazioni ma nato dal bisogno spontaneo di far sentire tutti insieme la nostra
voce", dicono alcuni rappresentanti degli studenti. Sulle mura hanno poi appeso un
enorme striscione cucendo alcune bandiere della pace. Besta, Canova, Duca degli Abruzzi,
Mazzotti, Giorgi, liceo artistico, Fermi, Palladio e
Da Vinci e liceo Berto di Mogliano le scuole scese in piazza. Con o senza il consenso dei
presidi non mancheranno momenti di riflessione nei prossimi giorni, avvertono, e finché
la guerra non finirà gli studenti continueranno a muoversi.
"Oggi abbiamo fatto storia - hanno continuato a gridare procedendo verso il Duomo
dove il corteo si è sciolto - studenti di Treviso siate uniti". E ad essere uniti
ieri erano davvero tutti meno il Luzzati. Non per volere del dirigente scolastico, ma
degli studenti, la scuola ha deciso di uscire dal coro. "Non era il caso di fare due
manifestazioni consecutive, scendere in piazza è giusto ma è anche giusto rendersi conto
dei propri obblighi scolastici: abbiamo appeso le bandiere, abbiamo fatto un minuto di
silenzio per le vittime, adesso basta manifestare", così ha giustificato l'assenza
uno dei rappresentante d'istituto.
Tra gli insegnanti e dirigenti scolastici che condividono le motivazioni dei ragazzi
l'appello è quello di non assentarsi e di discutere in classe: "Se i ragazzi sentono
il bisogno di momenti di riflessione la scuola darà la possibilità di fare assemblee con
gli insegnanti e con esperti di geopolitica" dice Maria Cristina Mozzato vice preside
del Riccati. Con un occhio al calendario scolastico e alla spontaneità della protesta
c'è chi ripone la fiducia in una mediazione: "E' imprevedibile la guerra, la sua
durata e la spontaneità dei ragazzi - confida il preside del Besta Carmelo Ruggeri -
credo che come hanno saputo trovare l'entusiasmo di dire insieme no alla guerra,
troveranno la sensibilità di manifestare il loro dissenso senza astenersi dalle
lezioni".
Alessandra Vendrame