IL GAZZETTINO
Sabato, 22 Marzo 2003


Nuova sfilata per la pace ieri in città con breakdance in piazza, striscioni sulle Mura e marcia in circonvallazione
Gli studenti in corteo bloccano il Put
Ma il Luzzatti non ci sta: «Basta manifestazioni» e anche altri presidi invitano a restare in classe
"Contro la guerra dei potenti, ora e sempre disobbedienti". Lo hanno gridato gli studenti delle scuole superiori della città scesi ieri per il secondo giorno in piazza, mandando in tilt la tranquillità delle mura e per più di mezz'ora il traffico sul Put. "Venti minuti di Put occupato non valgono una vita delle vittime della guerra", ha detto uno dei manifestanti mentre circa un migliaio di studenti faceva procedere a passo d'uomo la circolazione nel tratto tra porta Fra' Giocondo e Porta Calvi, provocando code e la pazienza degli automobilisti. Il corteo all'inizio di quasi duemila partecipanti è partito da Piazza dei Signori, dove gli studenti trevigiani tra spettacolini spontanei di giocolieri, break dance, musica e slogan pacifisti si sono dati appuntamento per due giorni di fila per dire tutti insieme e con altrettanta spontaneità no alla guerra.

"Si sta creando un coordinamento studentesco di tutti gli studenti della città non legato ad associazioni ma nato dal bisogno spontaneo di far sentire tutti insieme la nostra voce", dicono alcuni rappresentanti degli studenti. Sulle mura hanno poi appeso un enorme striscione cucendo alcune bandiere della pace. Besta, Canova, Duca degli Abruzzi, Mazzotti, Giorgi, liceo artistico, Fermi, Palladio e Da Vinci e liceo Berto di Mogliano le scuole scese in piazza. Con o senza il consenso dei presidi non mancheranno momenti di riflessione nei prossimi giorni, avvertono, e finché la guerra non finirà gli studenti continueranno a muoversi.

"Oggi abbiamo fatto storia - hanno continuato a gridare procedendo verso il Duomo dove il corteo si è sciolto - studenti di Treviso siate uniti". E ad essere uniti ieri erano davvero tutti meno il Luzzati. Non per volere del dirigente scolastico, ma degli studenti, la scuola ha deciso di uscire dal coro. "Non era il caso di fare due manifestazioni consecutive, scendere in piazza è giusto ma è anche giusto rendersi conto dei propri obblighi scolastici: abbiamo appeso le bandiere, abbiamo fatto un minuto di silenzio per le vittime, adesso basta manifestare", così ha giustificato l'assenza uno dei rappresentante d'istituto.

Tra gli insegnanti e dirigenti scolastici che condividono le motivazioni dei ragazzi l'appello è quello di non assentarsi e di discutere in classe: "Se i ragazzi sentono il bisogno di momenti di riflessione la scuola darà la possibilità di fare assemblee con gli insegnanti e con esperti di geopolitica" dice Maria Cristina Mozzato vice preside del Riccati. Con un occhio al calendario scolastico e alla spontaneità della protesta c'è chi ripone la fiducia in una mediazione: "E' imprevedibile la guerra, la sua durata e la spontaneità dei ragazzi - confida il preside del Besta Carmelo Ruggeri - credo che come hanno saputo trovare l'entusiasmo di dire insieme no alla guerra, troveranno la sensibilità di manifestare il loro dissenso senza astenersi dalle lezioni".

Alessandra Vendrame