"Militiae: per una scuola tua e non
loro". In una scuola superiore che ha deciso di stare dalla parte dell'integrazione
spunta una lista studentesca di candidati rappresentanti d'istituto decisa a dar battaglia
all'inserimento di un gruppo di studenti stranieri. Il disagio della difficile convivenza
sta tutto racchiuso in quel motto, metà in latino, metà in italiano, scelto da alcuni
candidati dell'istituto Palladio . I "loro"
a cui non cedere la scuola sono una trentina di ragazzi immigrati di età compresa tra i
15 e i 18 anni. Due classi ospitate dall'istituto per geometri che frequentano un corso
diurno di scuola media messo in piedi dai Centri territoriali permanenti della città. Tra
gli studenti del Palladio c'è chi evita apposta gli
spazi comuni, come il bar e i corridoi, per il timore di incontrare i coetanei turbolenti.
Volano parolacce di troppo, colte il più delle volte come una continua sfida. Le ragazze
temono di incontrarli perchè hanno già ricevuto "pacche" sul sedere. I bidelli
hanno denunciato qualche momento di tensione, rimasta finora isolata all'interno del
gruppo di immigrati. Che condividono lo stesso percorso scolastico tormentato, ma sono
diversi per provenienza e cultura. Si tratta di studenti troppo grandi per entrare nella
scuola dell'obbligo, esclusi dalla scuola superiore perché non hanno la licenza media e
ancora troppo piccoli per frequentare i corsi serali per adulti. Al Palladio
si stanno rimboccando le maniche per dare una possibilità a quei figli di immigrati che
per insuccessi scolastici, problemi linguistici o semplici inghippi anagrafici si
troverebbero allo sbando. Le difficoltà e i problemi di convivenza vengono tristemente
riassunte nel programma di quella lista studentesca e c'è chi la giustifica dicendo:
"Si sono posti come padroni, non come ospiti".
Secondo gli insegnanti del Palladio i problemi di
convivenza sarebbero comunque circoscritti all'interno delle due classi di immigrati.
Un'integrazione difficile, inaspettata per gli stessi professori che hanno cercato di
collocare questi ragazzi con studenti della stessa età proprio per facilitarne
l'inserimento. Ieri un rappresentante degli studenti è andato dal preside Giovanni
Vassallo per ribadire il disagio. Il dirigente ha risposto: "Li dobbiamo forse
lasciare per strada? Dobbiamo rinunciare all'intervento educativo per qualche parolaccia o
pacca sul fondoschiena? Questo sarebbe profondamente sbagliato: da una parte ci sono
pregiudizi, dall'altra c'è la volontà di chi vuole integrarsi difendendo la propria
identità".
Alessandra Vendrame