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| IL PROGETTO |
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| Qualcuno viene scarcerato, qualcun altro
è agli arresti domiciliari o può finire di scontare la pena in una comunità: un freno
che rallenta, insieme ai vincoli della vita carceraria, la frequenza dell'anno scolastico
in corso da parte di chi, oltre a pagare il suo debito alla giustizia, ha deciso di
riscattarsi con la scuola. Due classi insieme: una prima e una seconda. Otto i detenuti
del carcere di Santa Bona che frequentano il biennio della sezione staccata dell'Itg Palladio Progetto Sirio delle serali, che da quest'anno ha
istituzionalizzato due classi staccate per il carcere. Hanno un'età compresa tra 20 e i
40 anni, metà italiani e metà stranieri. C'è anche chi è già in possesso di un
diploma o chi ha conseguito in carcere la licenza media. Divisi in sezione giudiziaria e
penale, si ritrovano in una zona "neutra" per le lezioni. Esclusi i giorni in
cui incontrano i parenti per i colloqui. "La difficoltà maggiore di insegnare in
carcere è data dai limiti imposti dalle misure di sicurezza e dai tempi d'attesa - spiega
la professoressa Aurora Caregnato insegnante di italiano e storia - ma i ragazzi sono
motivati perché si aspettano dalla cultura un'evasione dalle ristrettezze della loro
condizione e un riscatto degli errori che stanno scontando". E questa la marcia in
più di chi rinuncia all'ora d'aria per chiudersi in una parte del carcere che per sei ore
ogni giorno si trasforma in aula scolastica. Gli insegnanti del Palladio
che sono da quest'anno entrati nella classe del carcere di Treviso sono sei. Fino all'anno
scorso la scuola era affidata solo alle mani dei volontari. "Con noi c'è un gruppo
dell'associazione "Per ricominciare" che sono un sostegno validissimo per i
recuperi e la collaborazione con gli educatori del carcere è ottima", spiega la
professoressa coordinatrice del progetto. L'anno scorso un alunno detenuto ha conseguito
la maturità, seguito solo da docenti volontari. "Il rapporto con gli insegnanti è
ottimo, alla pari, costruttivo e critico e il rendimento è buono" assicurano gli
insegnanti. Nessuno di chi rinuncia all'ora d'aria si chiude in classe per scaldare i
banchi. Alessandra Vendrame |
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