Domenica, 25 Gennaio 2004
IL GAZZETTINO

 
Il disagio e l�incapacità di comunicare
Gli adolescenti alzano barriere sempre più alte
 
Comunicare in senso profondo e autentico nella società trevigiana sembra costituire una sorta di missione impossibile e non solo in senso verticale, tra giovani e adulti, ma anche tra coetanei. I ragazzi faticano ad esprimere ciò che sentono, non trovano accoglienza e ascolto ed anche quando la trovano spesso si chiudono in silenzio ostinati, alzando muri alti e inaccessibili, più del vecchio muro di Berlino. E' questo il dato più sconvolgente che emerge dalla recente indagine svolta nella provincia di Treviso dal Ceis, Centro italiano di solidarietà che opera nel campo delle tossicodipendenze, insieme alla Consulta provinciale del volontariato, con il supporto del Centro di servizio. Il lavoro ha coinvolto le principali associazioni operanti nel nostro territorio con un bagaglio di oltre quattromila iscritti tra i 18 e i 25 anni, dall'Azione cattolica agli scout, dai Progetti giovani alla Protezione civile passando per "Noi", organismo nato per animare decine di operatori e centri estivi delle parrocchie trevigiane. I risultati sono stati illustrati ieri mattina all'istituto Palladio durante il convegno intitolato: "Io tu noi: la relazione tra pari come dimensione centrale nello sviluppo sociale".

E mentre esplode in città la questione del disagio giovanile, che si esprime anche in forme plateali e di sfida come l'assunzione di cocaina sui banchi di scuola, i ragazzi impegnati nel volontariato denunciano alcune difficoltà profonde: prima tra tutte la scarsità di comunicazione sia verso le persone direttamente o indirettamente coinvolte nei gruppi, sia nei confronti dei giovani esterni, delle famiglie, degli enti pubblici e privati. La causa principale viene individuata nella mancanza di tempo e nella scarsa capacità organizzativa dell'associazione, che deve comunque fare i conti con i ritmi frenetici della quotidianità. Un altro problema evidenziato risulta il difficile coinvolgimento degli appartenenti al gruppo, nel realizzare attività interessanti e soddisfacenti. "Per questi motivi - spiega Daniela Marangon del Ceis - i ragazzi sentono il bisogno di attrezzarsi, di aumentare le loro competenze, di conoscere le altre realtà che operano in ambito giovanile per lavorare insieme".

I ragazzi coinvolti nella ricerca, dunque, in città come nei paesi si sono rivelati "ricettori" di disagio e di numerose situazioni difficili ma spesso non riescono a farvi fronte. Da qui il passaggio successivo ovvero offrire ai giovani volontari occasioni di formazione che li rendano in grado di recepire meglio le difficoltà dei coetanei, di accogliere e attivare i servizi competenti. Lo staff del Ceis nel proprio lavoro gode del supporto operativo e metodologico dell'Università Ambrosiana di Milano, in cui è attiva una cattedra specifica di "Adolescenziologia". I primi moduli formativi riservati ai giovani volontari partiranno a marzo e saranno itineranti ovvero sposteranno la loro sede da Treviso a Montebelluna a Vittorio Veneto. Per informazioni e iscrizioni è necessario rivolgersi al Centro studi del Ceis, telefono 0422/307438 oppure e mail: infoÌceistreviso.it.

Laura Simeoni