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disagio e l�incapacità di comunicare |
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Gli adolescenti alzano barriere sempre più alte |
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| Comunicare in senso
profondo e autentico nella società trevigiana sembra costituire una
sorta di missione impossibile e non solo in senso verticale, tra giovani
e adulti, ma anche tra coetanei. I ragazzi faticano ad esprimere ciò che
sentono, non trovano accoglienza e ascolto ed anche quando la trovano
spesso si chiudono in silenzio ostinati, alzando muri alti e
inaccessibili, più del vecchio muro di Berlino. E' questo il dato più
sconvolgente che emerge dalla recente indagine svolta nella provincia di
Treviso dal Ceis, Centro italiano di solidarietà che opera nel campo
delle tossicodipendenze, insieme alla Consulta provinciale del
volontariato, con il supporto del Centro di servizio. Il lavoro ha
coinvolto le principali associazioni operanti nel nostro territorio con
un bagaglio di oltre quattromila iscritti tra i 18 e i 25 anni,
dall'Azione cattolica agli scout, dai Progetti giovani alla Protezione
civile passando per "Noi", organismo nato per animare decine di
operatori e centri estivi delle parrocchie trevigiane. I risultati sono
stati illustrati ieri mattina all'istituto
Palladio durante il convegno intitolato: "Io tu noi: la
relazione tra pari come dimensione centrale nello sviluppo sociale".
E mentre esplode in città la questione del disagio giovanile, che si
esprime anche in forme plateali e di sfida come l'assunzione di cocaina
sui banchi di scuola, i ragazzi impegnati nel volontariato denunciano
alcune difficoltà profonde: prima tra tutte la scarsità di comunicazione
sia verso le persone direttamente o indirettamente coinvolte nei gruppi,
sia nei confronti dei giovani esterni, delle famiglie, degli enti
pubblici e privati. La causa principale viene individuata nella mancanza
di tempo e nella scarsa capacità organizzativa dell'associazione, che
deve comunque fare i conti con i ritmi frenetici della quotidianità. Un
altro problema evidenziato risulta il difficile coinvolgimento degli
appartenenti al gruppo, nel realizzare attività interessanti e
soddisfacenti. "Per questi motivi - spiega Daniela Marangon del Ceis - i
ragazzi sentono il bisogno di attrezzarsi, di aumentare le loro
competenze, di conoscere le altre realtà che operano in ambito giovanile
per lavorare insieme".
I ragazzi coinvolti nella ricerca, dunque, in città come nei paesi si
sono rivelati "ricettori" di disagio e di numerose situazioni difficili
ma spesso non riescono a farvi fronte. Da qui il passaggio successivo
ovvero offrire ai giovani volontari occasioni di formazione che li
rendano in grado di recepire meglio le difficoltà dei coetanei, di
accogliere e attivare i servizi competenti. Lo staff del Ceis nel
proprio lavoro gode del supporto operativo e metodologico
dell'Università Ambrosiana di Milano, in cui è attiva una cattedra
specifica di "Adolescenziologia". I primi moduli formativi riservati ai
giovani volontari partiranno a marzo e saranno itineranti ovvero
sposteranno la loro sede da Treviso a Montebelluna a Vittorio Veneto.
Per informazioni e iscrizioni è necessario rivolgersi al Centro studi
del Ceis, telefono 0422/307438 oppure e mail: infoÌceistreviso.it.
Laura Simeoni |
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