Domenica, 25 Gennaio 2004
Il gazzettino

 
La Shoah nelle parole di due donne che raccontano la loro tragedia agli studenti del Palladio
La Memoria riparte da Monigo
Foto inedite e racconti sulla caserma Cadorin trasformata in campo di concentramento
Treviso

Il 27 gennaio del 1945 l'Armata Rossa abbatteva i cancelli di Auschwitz ed entrava nel campo di sterminio liberando i sopravvissuti. Dal 2000 la giornata viene commemorata in Italia con il "Giorno della memoria", per non dimenticare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, gli italiani che subirono la deportazione, ma anche coloro che si opposero al progetto di sterminio.

L'Istresco (l'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della Marca trevigiana) per il secondo anno consecutivo, propone di rendere attuale e vicino il "Giorno della Memoria", ricordando un luogo trevigiano della memoria della deportazione. Il campo di Monigo, oggi caserma "L. Cadorin". Tra il luglio 1942 e settembre 1943 la caserma venne adibita a campo per l'internamento di popolazione civile slava a seguito dell'occupazione militare della provincia di Lubjana.

A Monigo, nel periodo di massimo affollamento vi furono segregate, secondo dati indicati dalla Santa Sede, 3500 persone che, soprattutto nell'inverno 1942-43, patirono gli stenti, la fame e il sovraffollamento, divenendo facili vittime di malattie contagiose che provocarono decine di decessi. Alla chiusura del campo, nel settembre del 1943, si contarono 187 morti, 54 dei quali bambini, seppelliti nel cimitero maggiore di S. Lazzaro, in due fosse comuni.

A raccontare agli alunni dell'Istituto "A. Palladio " e della Scuola Media "L. Coletti" ciò che ha visto e vissuto sarà Devana Lavrencic, una signora, allora ragazza, che ha assistito alla deportazione di tanti suoi amici che frequentavano il liceo di Novo Mesto. L'obiettivo è quello di realizzare una ricerca che veda protagonisti gli alunni degli Istituti superiori trevigiani e di Novo Mesto e Lubjana. Di alcuni non sarà più possibile registrare la voce. Il fidanzato della sorella di Devana, internato a Treviso e subito dopo partigiano comunista, venne assassinato dai nazionalisti, tradito probabilmente da chi era stato con lui a Monigo. Ci sarà anche una voce trevigiana, individuata dopo tante ricerche e raccolta in queste settimane. Luigina Nicoletti, che abitava nei pressi del campo, ricorda i contatti con le donne "che venivano a casa nostra, perché avevano un permesso per venir fuori e venivano a farsi dei dolci. Noialtri avevamo il forno a casa, nella nostra cucina, invece in caserma non potevano e se potevano, quando ne avevano, vendevano anche".

Ma insieme a questo appuntamento molti altri ce ne sono in provincia, tutti tesi a non dimenticare, a ricordare gli orrori di uno sterminio pianificato, organizzato, che ancora oggi desta raccapriccio.

V.L.