Domenica, 25 Gennaio 2004
IL GAZZETTINO
 
Treviso
Nella Giornata della memoria il capitolo delle ...
 
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Nella Giornata della memoria il capitolo delle deportazioni del 1942 per gli studenti del Palladio diventerà una lezione di storia vissuta a Treviso. Ci sarà una testimone di quegli anni, martedì prossimo, tra i ragazzi dell'istituto per geometri, a raccontare una pagina inedita del campo di concentramento per slavi di Monigo, alla periferia del capoluogo, durato fino al settembre '43 nel luogo dove ora si trova la caserma Cadorin. La signora Devanna Cannata Lavrencic, ingegnere elettrotecnico in pensione di Roma ma di origine slovena, allora era una ragazza di 14 anni e nel campo di deportazione trevigiano aveva il primo amore della sua vita. Con lui gli altri amici della sua adolescenza: gli studenti del liceo ginnasio della cittadina di Novo Mesto, a 70 chilometri da Lubiana.

Nel campo c'erano 56 ragazzi dai 17 anni in su, tutti deportati a Treviso insieme ai loro professori il 20 luglio 1942 in seguito all'occupazione italiana della provincia slovena di Lubiana. Erano allievi di un liceo storico, fondato da Maria Teresa d'Austria, dove si formava la classe dirigente del paese.

Sul campo di deportazione di Monigo l'Istresco, l'istituto trevigiano per la storia della resistenza, ha pubblicato un libro l'anno scorso scritto da Maico Trinca. Ed è leggendo per caso la recensione di questo libro che la signora Devanna Cannata Lavrencic ha preso contatti con l'istituto di storia trevigiano per aggiungere pagine inedite a quel capitolo di storia. "Dentro il campo regnavano l'ozio completo e la fame: in un'unica stanza stavano in 56. Non erano liberi di muoversi, l'alimentazione era scarsa, tutti erano fisicamente debilitati, quelli che avevano imparato più in fretta l'italiano venivano impiegati in lavoretti di amministrazione", racconta la signora Cannata Lavrencic, che sulla storiografia scritta da Trinca dice di poter mettere "nomi e storie di vita dei ragazzi deportati".

La signora ha conservato da allora le lettere che quel liceale diciassettenne le scriveva. In tutto 13 lettere e 4 cartoline: la prima datata 1 agosto '42, l'ultima 11 aprile '43. Insieme alla corrispondenza, alcune foto scattate dentro il campo, inedite per la documentazione ufficiale (vedi pag. XVII). Dal carteggio, oltre alle tenerezze di quell'affetto adolescenziale riaffiorano le dure condizioni di vita dei deportati, raccontate da chi le ha vissute sulla propria pelle. Anche se sembra che ai liceali di Novo Mesto nel campo di Monigo fosse riservato un trattamento di riguardo: erano stati internati per proteggerli dalle temute rivendicazioni da parte del movimento di liberazione sloveno. Nessuno dei ragazzi di Novo Mesto è morto lì dentro.

Alessandra Vendrame