Treviso
Nella Giornata della memoria il capitolo delle deportazioni del 1942
per gli studenti del Palladio
diventerà una lezione di storia vissuta a Treviso. Ci sarà una testimone
di quegli anni, martedì prossimo, tra i ragazzi dell'istituto per
geometri, a raccontare una pagina inedita del campo di concentramento
per slavi di Monigo, alla periferia del capoluogo, durato fino al
settembre '43 nel luogo dove ora si trova la caserma Cadorin. La signora
Devanna Cannata Lavrencic, ingegnere elettrotecnico in pensione di Roma
ma di origine slovena, allora era una ragazza di 14 anni e nel campo di
deportazione trevigiano aveva il primo amore della sua vita. Con lui gli
altri amici della sua adolescenza: gli studenti del liceo ginnasio della
cittadina di Novo Mesto, a 70 chilometri da Lubiana.
Nel campo c'erano 56 ragazzi dai 17 anni in su, tutti deportati a
Treviso insieme ai loro professori il 20 luglio 1942 in seguito
all'occupazione italiana della provincia slovena di Lubiana. Erano
allievi di un liceo storico, fondato da Maria Teresa d'Austria, dove si
formava la classe dirigente del paese.
Sul campo di deportazione di Monigo l'Istresco, l'istituto trevigiano
per la storia della resistenza, ha pubblicato un libro l'anno scorso
scritto da Maico Trinca. Ed è leggendo per caso la recensione di questo
libro che la signora Devanna Cannata Lavrencic ha preso contatti con
l'istituto di storia trevigiano per aggiungere pagine inedite a quel
capitolo di storia. "Dentro il campo regnavano l'ozio completo e la
fame: in un'unica stanza stavano in 56. Non erano liberi di muoversi,
l'alimentazione era scarsa, tutti erano fisicamente debilitati, quelli
che avevano imparato più in fretta l'italiano venivano impiegati in
lavoretti di amministrazione", racconta la signora Cannata Lavrencic,
che sulla storiografia scritta da Trinca dice di poter mettere "nomi e
storie di vita dei ragazzi deportati".
La signora ha conservato da allora le lettere che quel liceale
diciassettenne le scriveva. In tutto 13 lettere e 4 cartoline: la prima
datata 1 agosto '42, l'ultima 11 aprile '43. Insieme alla
corrispondenza, alcune foto scattate dentro il campo, inedite per la
documentazione ufficiale (vedi pag. XVII). Dal carteggio, oltre alle
tenerezze di quell'affetto adolescenziale riaffiorano le dure condizioni
di vita dei deportati, raccontate da chi le ha vissute sulla propria
pelle. Anche se sembra che ai liceali di Novo Mesto nel campo di Monigo
fosse riservato un trattamento di riguardo: erano stati internati per
proteggerli dalle temute rivendicazioni da parte del movimento di
liberazione sloveno. Nessuno dei ragazzi di Novo Mesto è morto lì
dentro.
Alessandra Vendrame