Dopo due minuti di
spiegazione in classe hanno già la testa altrove. Non si chieda poi
di prendere appunti perché non sanno da che parte cominciare. Tanto
meno di imparare formule o regole a memoria perché a questo non sono
abituati. "Il 70 per cento degli alunni delle prime classi arriva al
nostro istituto con queste difficoltà". A lanciare l'allarme del
numero crescente di studenti sempre più distratti e sempre meno
motivati sono gli insegnanti dell'istituto tecnico per geometri
Palladio . Per correre ai ripari
la scuola da qualche settimana ha fatto partire il primo progetto di
doposcuola pomeridiano per insegnare agli studenti di prima come
studiare.
L'iniziativa, oltre a mettere in mano agli alunni un metodo di
studio valido per tutte le materie, ha lo scopo di prevenire le
bocciature di fine anno e contrastare la dispersione scolastica. I
problemi di apprendimento che riguardano una percentuale così
elevata di alunni delle prime classi sono stati segnalati dagli
insegnanti sulla base dei test d'ingresso, delle valutazioni fornite
dalla scuola media, delle difficoltà dimostrate dagli alunni durante
le lezioni: "I ragazzi hanno problemi di comprensione - spiega la
professoressa Carla Cremonese coordinatrice del progetto - Non
riescono a rimanere concentrati per più di due minuti. Non sanno
rispondere alle domande fatte su un testo appena letto. Hanno
bisogno della dettatura. Prendere appunti durante la lezione è
difficile. Non amano "sudare sulle carte" e ogni minimo sforzo nello
studio viene considerato inutile. Non ce la fanno nemmeno a
programmare il lavoro per casa e dobbiamo insegnare anche come si
usa un diario".
Come mai per un numero sempre più crescente di studenti è così
difficile rimanere concentrati sui libri? Perché due minuti di
spiegazione sono già troppi? E ancora perché i professori sono
costretti a cominciare dall'abc dell'insegnamento? A rispondere è un
esperto, il professor Franco Blezza, trevigiano, ordinario di
pedagogia sociale e generale dell'università di Chieti: "La capacità
di apprendimento dei ragazzi non è venuta meno. Basta pensare alla
loro capacità di memorizzare le canzoni, ad esempio. O a imparare le
regole di un videogame. E' che è solo stata orientata da un'altra
parte. Non trovano alcun interesse a studiare perché sono distratti
da qualcosa che li richiama altrove: video, internet, televisione.
Lo studio in generale non viene più visto utile a uno scopo:
culturale, lavorativo o di inserimento sociale. C'è scarsa
gratificazione a sentirsi persona di cultura. L'identità dello
studente con tutto quello che comporta vacilla. In una società che
sempre di più fa passare immagini incolte, la cultura viene sentita
come zavorra. Basti pensare a quello che passa in tivvù: i ragazzi
dall'"Isola dei famosi" ai programmi di Maria De Filippi prendono
queste immagini come fonte di ispirazione. E' chiaro che non c'è
posto per il sapere. A ciascuno di noi la responsabilità di non
testimoniare ai ragazzi il valore del lavoro. Ai ragazzi solo il
rimprovero di essersi seduti sopra l'impegno".
Alessandra Vendrame