Martedì, 15 Novembre 2005

 
Gli insegnanti del Palladio denunciano: «I ragazzi arrivano con enormi lacune e si distraggono subito»
Allarme, gli studenti non capiscono
L�esperto: «Pensano ad altro, la scuola non viene più vista come utile all�inserimento»
Dopo due minuti di spiegazione in classe hanno già la testa altrove. Non si chieda poi di prendere appunti perché non sanno da che parte cominciare. Tanto meno di imparare formule o regole a memoria perché a questo non sono abituati. "Il 70 per cento degli alunni delle prime classi arriva al nostro istituto con queste difficoltà". A lanciare l'allarme del numero crescente di studenti sempre più distratti e sempre meno motivati sono gli insegnanti dell'istituto tecnico per geometri Palladio . Per correre ai ripari la scuola da qualche settimana ha fatto partire il primo progetto di doposcuola pomeridiano per insegnare agli studenti di prima come studiare.

L'iniziativa, oltre a mettere in mano agli alunni un metodo di studio valido per tutte le materie, ha lo scopo di prevenire le bocciature di fine anno e contrastare la dispersione scolastica. I problemi di apprendimento che riguardano una percentuale così elevata di alunni delle prime classi sono stati segnalati dagli insegnanti sulla base dei test d'ingresso, delle valutazioni fornite dalla scuola media, delle difficoltà dimostrate dagli alunni durante le lezioni: "I ragazzi hanno problemi di comprensione - spiega la professoressa Carla Cremonese coordinatrice del progetto - Non riescono a rimanere concentrati per più di due minuti. Non sanno rispondere alle domande fatte su un testo appena letto. Hanno bisogno della dettatura. Prendere appunti durante la lezione è difficile. Non amano "sudare sulle carte" e ogni minimo sforzo nello studio viene considerato inutile. Non ce la fanno nemmeno a programmare il lavoro per casa e dobbiamo insegnare anche come si usa un diario".

Come mai per un numero sempre più crescente di studenti è così difficile rimanere concentrati sui libri? Perché due minuti di spiegazione sono già troppi? E ancora perché i professori sono costretti a cominciare dall'abc dell'insegnamento? A rispondere è un esperto, il professor Franco Blezza, trevigiano, ordinario di pedagogia sociale e generale dell'università di Chieti: "La capacità di apprendimento dei ragazzi non è venuta meno. Basta pensare alla loro capacità di memorizzare le canzoni, ad esempio. O a imparare le regole di un videogame. E' che è solo stata orientata da un'altra parte. Non trovano alcun interesse a studiare perché sono distratti da qualcosa che li richiama altrove: video, internet, televisione. Lo studio in generale non viene più visto utile a uno scopo: culturale, lavorativo o di inserimento sociale. C'è scarsa gratificazione a sentirsi persona di cultura. L'identità dello studente con tutto quello che comporta vacilla. In una società che sempre di più fa passare immagini incolte, la cultura viene sentita come zavorra. Basti pensare a quello che passa in tivvù: i ragazzi dall'"Isola dei famosi" ai programmi di Maria De Filippi prendono queste immagini come fonte di ispirazione. E' chiaro che non c'è posto per il sapere. A ciascuno di noi la responsabilità di non testimoniare ai ragazzi il valore del lavoro. Ai ragazzi solo il rimprovero di essersi seduti sopra l'impegno".

Alessandra Vendrame