IL GAZZETTINO
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Don Ciotti: dannosi internet e cellulari |
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Di fronte a oltre 500 studenti il sacerdote ha parlato anche di carcere,
droga e violenza negli stadi |
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saldatura tra la responsabilità personale e la giustizia che deve venire
dallo Stato e dalle amministrazioni. Non si può chiedere solo allo Stato
di fare la sua parte. La legalità chiede la nostra coerenza». È stata
una chiacchierata tra amici, quella di ieri tra don Luigi Ciotti e i 500
studenti trevigiani che lo hanno incontrato all'istituto
Palladio . Il sacerdote di origine
bellunese, fondatore del gruppo Abele, ha avviato così il confronto
diretto sui temi della legalità con gli studenti del Laboratorio Scuola
e volontariato, il percorso attivo da qualche anno nelle scuole
superiori della Marca allo scopo di educare i giovani all'impegno nel
sociale e alla solidarietà. I temi affrontati in tre ore sono quelli
forti del carcere, della mafia, della droga, delle violenza negli stadi,
delle relazioni schiacciate dai telefonini, affrontati da un sacerdote
che da quasi quarant'anni guarda in faccia il disagio sociale e
l'emarginazione scuotendo le coscienze: «Non dobbiamo aspettare di
essere adulti per metterci in gioco - ha detto - il rispetto delle
regole e la legalità cominciano dalle piccole cose». Se la violenza agli
stadi e la droga per don Ciotti sono "ladri di ragazzi, perché rubano le
cose più belle che hanno i giovani", i telefonini e internet sottraggono
tempo e parole alle relazioni umane: «Se 15 anni fa il vocabolario dei
giovani contava 1600 parole, adesso ne conta 600. Il telefonino ha
schiacciato e travolto la comunicazione. Mentre internet fa viaggiare in
un mondo virtuale in solitudine». La provocazione a continuare a
coltivare la legalità a partire dal vissuto quotidiano continua:
«L'impegno è fatto di piccole cose. Siate capaci di vedere, non solo di
guardare. Di ascoltare, non solo di sentire. Di capire, non solo di
sapere. E soprattutto siate "analfabeti", nessuno si senta mai
arrivato». Nel tono confidenziale che prende piede con gli studenti
trevigiani, c'è lo spazio per raccontare i primi giorni di scuola dello
scolaro Ciotti Luigi, figlio di emigranti bellunesi, preso di mira per
la sua provenienza: «La mia famiglia non mi poteva mandare a scuola con
il grembiule e con il fiocco. E per questo sono stato emarginato. Un
giorno in cui la maestra era un po' più nervosa mi ha chiamato
"montanaro". Io le ho tirato addosso un calamaio centrandola in pieno.
Per questo sono stato espulso dalla scuola e ho meritato la punizione di
mia madre». Oggi don Luigi Ciotti prenderà ancora sottobraccio la
gioventù trevigiana. Questa volta si tratterà dei ragazzi detenuti del
carcere minorile di Santa Bona.
Alessandra Vendrame |
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