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Le scuole rompono il salvadanaio
Gli istituti superiori devono attingere agli ultimi risparmi per garantire il normale funzionamento

Lunedì 16 Marzo 2009,
Le scuole superiori trevigiane rompono i loro salvadanai per far fronte ai ritardi dei finanziamenti ministeriali e ai tagli dei fondi destinati all’istruzione. In classe la crisi non sembra però pesare più di quanto pesino le ristrettezze economiche di vecchia data, iniziate quando lo Stato ha iniziato a stringere i cordoni della borsa sui fondi destinati alla scuola, chiedendo comunque agli istituti di far quadrare i conti dei propri bilanci: «Negli ultimi cinque anni ci sono stati tagli sempre più consistenti – spiega il preside dell’istituto Palladio Giuliano De Menech – La differenza rispetto agli altri Stati europei è abissale». Ecco che dovendo fare di necessità virtù e volendo scongiurare conti in rosso, ai presidi è chiesto oggi più che mai di mettere in atto strategie da abili amministratori delegati. Mentre al consiglio di istituto si domanda l’abilità e la parsimonia di un vero e proprio consiglio di amministrazione. Così le scuole, fatti bene i conti in tasca, si vedono costrette ad attingere ai propri risparmi, a quei fondi d’istituto messi da parte; per il funzionamento della scuola, per pagare le supplenze, per finanziare i corsi di recupero delle insufficienze o semplicemente per assicurare lo stipendio ai docenti che hanno lavorato durante l’esame di maturità. Diffusa anche la necessità di “batter cassa” dagli studenti, chiedendo un contributo d’istituto almeno per le spese “vive” della scuola.
      Al liceo classico Canova si stanno ancora aspettando le risorse finanziarie che servono per pagare le spese di funzionamento: il materiale dei laboratori, la carta, i registri, le spese telefoniche e altri costi necessarie per mandare avanti una scuola. I progetti didattici per gli studenti sono stati invece pagati con i fondi d’istituto risparmiati: «Il funzionamento della scuola viene finanziato con il contributo che chiediamo alle famiglie e approvato dal consiglio d’istituto – spiega la preside del liceo Canova, Alfea Faion – Quest’anno abbiamo dovuto tagliare dai fondi destinati ad altri progetti didattici per avere i soldi necessari ai corsi di recupero».
      Il liceo scientifico Da Vinci lo scorso anno scolastico poteva contare su un fondo di 80mila euro per i corsi: «Quest’anno non è stato dato nulla – conferma la preside Giuseppina Vincitorio – Abbiamo dovuto diminuire il numero delle ore dei corsi di recupero e attingere agli avanzi dell’anno scorso. Anche per pagare i docenti che hanno lavorato durante gli esami di maturità abbiamo dovuto tirare fuori i soldi da un fondo cassa». Le regole per far quadrare i conti a scuola sono le stesse di quelle di un’azienda. Ma se le spese sono certe, per quanto riguarda le entrate tocca sempre “fare i conti senza l’oste”: «Ci vengono date solo indicazioni di finanziamento – continua la preside Vincitorio – Programmiamo le spese solo su ipotesi di accredito, ma non sappiamo mai se e quando i finanziamenti ci verranno dati».
      Quando le scuole non possono più far conto sul proprio salvadanaio per chiudere almeno in pareggio il bilancio ci si attiva con una serie di attività di autofinanziamento; proponendo corsi serali, corsi rivolti all’utenza esterna, mettendo a disposizione aule: «Data l’incertezza dei fondi che entrano le scuole di un certo tipo come quelle tecniche, propongono delle attività verso l’esterno – spiega il preside del Plance Mario Della Ragione - per aumentare la propria autonomia economica». D’altronde a scuola nessun bilancio in passivo è ammesso. E per i controlli di prassi effettuati dai revisori dei conti mandati dal Ministero, il conto è ancora a carico della scuola.
      Alessandra Vendrame