Non è riuscita a trattenere
le lacrime la professoressa Alfea Faion, al termine dell'ultima intervista effettuata poco
prima di lasciare la presidenza dell'Istituto tecnico per geometri Andrea Palladio. Sul
tavolo, fino all'altro giorno ricoperto da carte, documenti e cartelle, solo le mani, un
po' nervose, decisamente emozionate, della ex-preside il cui mandato scade oggi. La
signora Faion, dopo dieci anni trascorsi tra le aule e i corridoi del Palladio, lunedì
sarà seduta al fianco del direttore Francesco De Sanctis negli uffici della direzione
scolastica regionale di Venezia. Un passo importante, un'altra sfida da vincere per una
donna che ha sempre vissuto la propria vita professionale come un continuo mettersi alla
prova. Friulana di origine, trevigiana d'adozione, divisa negli anni universitari tra
Verona e la tedesca Heidelberg - laurea in lingue e letteratura straniere -, interprete
per diversi anni in Germania, Faion tornò in Italia proprio negli anni in cui si
cominciava a parlare di sperimentazione didattica. Fu un colpo di fulmine. Iniziò il
periodo dell'insegnamento prima nelle scuole medie, poi negli istituti superiori come il
Riccati, il Liceo scientifico, il Luzzatti, il Mazzotti. Contemporaneamente venne
l'impegno nella formazione, le pubblicazioni. Infine - si fa per dire - il concorso per
diventare preside, l'inserimento in graduatoria, il primo anno all'Einaudi di
Montebelluna, l'arrivo - era il 1991 - al Palladio.
«Volevo entrare in una scuola tecnica - spiega -, perchè la sentivo più calata nella
realtà». Iniziarono gli anni d'oro dell'istituto per geometri. Largo spazio, nella
conduzione Faion, fu dato alla sperimentazione, all'informatica, ma, soprattutto, ai
gruppi di lavoro, punto di forza della preside. «Credo - spiega - che l'idea di
un'équipe che lavori in sintonia sia la base per il buon funzionamento di una scuola. In
Italia è difficile perchè si è portati all'individualità». I suoi studenti l'hanno
salutata l'ultimo giorno di scuola con un applauso infinito. «Ho un ricordo meraviglioso
di loro - ammette -, i ragazzi negli ultimi anni sono cambiati, sono più scaltri, ma
hanno bisogno di una leadership». E un carattere forte, "da capitano", alla
preside di ferro di sicuro non mancava. Era nota nell'ambiente scolastico trevigiano per
la sua conduzione di tipo manageriale che non aveva davvero niente da invidiare ai
colleghi. «Ho assunto l'impronta manageriale - spiega - dieci anni fa, prima che si
cominciasse a parlare di presidi-manager e autonomia. Dicono che io sia una donna
"con le palle", ma io rispondo che se fossi stato un uomo sarei stato
semplicemente un preside normale, che non si lascia gestire. Me ne vado - confessa Faion -
con un senso di colpa, mi dispiace per i collaboratori che mi sono stati al fianco per
questi anni, e auguro al mio successore di migliorare ulteriormente la qualità».
A tutte le persone che le sono state vicine Faion promette una lettera che non è
ancora riuscita a scrivere. Sarà il saluto, quello definitivo, ma anche un arrivederci,
perchè dopo dieci anni, la traccia lasciata sarà davvero indelebile.Federica Baretti