| In 150 al Palladio per
opporsi al ministero |
| I genitori compatti
«Salvate quei corsi» |
| La richiesta
affidata a una lettera |
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| I genitori degli studenti che si sono
preiscritti e che frequentano le classi prime e seconde dei due corsi sperimentali
(ambiente e salute e informatica e comunicazione) dell'Itg Palladio
soppressi tramite circolare perché giudicati irregolari dal Ministero, stanno affilando
le armi per vincere la loro battaglia. Non intendono mollare: i loro figli hanno il
diritto di frequentare i corsi che hanno scelto in base al Pof. Ieri pomeriggio erano in
150 nell'Aula magna del Palladio per discutere le
prossime mosse. Primo passo una lettera sottoscritta da decine e decine di loro da spedire
alla dirigenza della scuola, agli organi scolastici competenti, alla Regione e alla
Provincia. «I genitori si legge nel documento chiedono alle autorità scolastiche di
attivarsi per il rinvio di un anno della decisione di interrompere i corsi sperimentali
così da consentire una più serena e meno pressante disamina della situazione e,
all'istituto, la possibilità di sanare le supposte irregolarità di procedura dichiarate
dal Ministero». In un incontro avvenuto giovedì tra la vicepresidente del Comitato dei
genitori Rainalda Torresin e l'ex Provveditore Roberto Spampinato, quest'ultimo ha
garantito che dal Csa di Treviso partirà la richiesta al Miur di rimandare la sospensione
al prossimo anno. Giovedì è anche giunta l'ennesima circolare dal Ministero che però
sembra ribadire la propria posizione: le classi già partite termineranno il ciclo di
studi indipendentemente dal numero di allievi mentre per le prime, che dovrebbero partire
in settembre, nulla da fare, saranno soppresse. Un'altra idea messa in campo è quella di
creare un consorzio di scuole che coinvolga l'Itis Planck e il Fermi, cosa che forse
permetterebbe di continuare con le sperimentazioni. E nella bufera di domande di genitori
delusi e increduli, l'assessore provinciale all'istruzione Ubaldo Fanton, nonostante la
promessa di prendersi carico del problema, non ha speso parole di conforto, puntando il
dito sulla dirigenza della scuola. «Ciò che è accaduto ha detto - è frutto
dell'inesperienza dei dirigenti. In un momento in cui i compiti dell'ex Provveditorato non
sono ancora chiari, ai presidi è chiesto di gestire in modo autonomo nuovi percorsi
scolastici, e a volte lo fanno senza raccordarsi con le esigenze del territorio. Nel
frattempo la Provincia, all'oscuro di tutto, dovrebbe coordinare la formazione. Occorre un
raccordo tra le competenze della scuola e quelle dell'ammnistrazione. I ragionamenti fatti
a scuola devono arrivare anche a noi». Ma il vicepreside Paolo Giacometti non ci sta e
mostra la lettera spedita ben tre anni fa in Provincia per informare dell'avvio dei nuovi
corsi. Federica Baretti |
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