Sabato, 11 Maggio 2002
IL GAZZETTINO
In 150 al Palladio per opporsi al ministero
I genitori compatti «Salvate quei corsi»
La richiesta affidata a una lettera
I genitori degli studenti che si sono preiscritti e che frequentano le classi prime e seconde dei due corsi sperimentali (ambiente e salute e informatica e comunicazione) dell'Itg Palladio soppressi tramite circolare perché giudicati irregolari dal Ministero, stanno affilando le armi per vincere la loro battaglia. Non intendono mollare: i loro figli hanno il diritto di frequentare i corsi che hanno scelto in base al Pof. Ieri pomeriggio erano in 150 nell'Aula magna del Palladio per discutere le prossime mosse. Primo passo una lettera sottoscritta da decine e decine di loro da spedire alla dirigenza della scuola, agli organi scolastici competenti, alla Regione e alla Provincia. «I genitori si legge nel documento chiedono alle autorità scolastiche di attivarsi per il rinvio di un anno della decisione di interrompere i corsi sperimentali così da consentire una più serena e meno pressante disamina della situazione e, all'istituto, la possibilità di sanare le supposte irregolarità di procedura dichiarate dal Ministero». In un incontro avvenuto giovedì tra la vicepresidente del Comitato dei genitori Rainalda Torresin e l'ex Provveditore Roberto Spampinato, quest'ultimo ha garantito che dal Csa di Treviso partirà la richiesta al Miur di rimandare la sospensione al prossimo anno. Giovedì è anche giunta l'ennesima circolare dal Ministero che però sembra ribadire la propria posizione: le classi già partite termineranno il ciclo di studi indipendentemente dal numero di allievi mentre per le prime, che dovrebbero partire in settembre, nulla da fare, saranno soppresse. Un'altra idea messa in campo è quella di creare un consorzio di scuole che coinvolga l'Itis Planck e il Fermi, cosa che forse permetterebbe di continuare con le sperimentazioni. E nella bufera di domande di genitori delusi e increduli, l'assessore provinciale all'istruzione Ubaldo Fanton, nonostante la promessa di prendersi carico del problema, non ha speso parole di conforto, puntando il dito sulla dirigenza della scuola. «Ciò che è accaduto ha detto - è frutto dell'inesperienza dei dirigenti. In un momento in cui i compiti dell'ex Provveditorato non sono ancora chiari, ai presidi è chiesto di gestire in modo autonomo nuovi percorsi scolastici, e a volte lo fanno senza raccordarsi con le esigenze del territorio. Nel frattempo la Provincia, all'oscuro di tutto, dovrebbe coordinare la formazione. Occorre un raccordo tra le competenze della scuola e quelle dell'ammnistrazione. I ragionamenti fatti a scuola devono arrivare anche a noi». Ma il vicepreside Paolo Giacometti non ci sta e mostra la lettera spedita ben tre anni fa in Provincia per informare dell'avvio dei nuovi corsi.

Federica Baretti