Martedì, 16 Gennaio 2001
Il Gazzettino
Secondo alcuni studenti l’allarme lanciato dal ministro Veronesi è fondato, ma i presidi delle scuole cittadine preferiscono minimizzare
«Lo spinello? Solo il 20% non l'ha mai fumato»
Il dato trova conferma anche nell’indagine realizzata dai centri di formazione e consulenza che hanno intervistato 500 allievi
Che molti studenti trevigiani facciano uso di droghe leggere ormai è una realtà innegabile. Nessuno tra i professori si sente di affermare che il problema non esiste, anzi, tutte le scuole hanno messo appunto delle iniziative per affrontare l'argomento. Ma allo stesso tempo escludo che molti degli insegnanti siano abituali consumatori di hascisc e marijuana.

Un gruppo di studenti incontrati durante una "bruciata" ha stilato la sua statistica: "Un 30\% dei ragazzi fuma spinelli abitualmente, un altro 50\% ha provato l'erba almeno una volta, mentre il restante 20\% gira alla larga dalle droghe leggere". Uno solo aggiunge: "Una volta durante la gita scolastica un professore si è unito a noi per condividere il rito dello spinello".

La scuola annuisce. "Non possiamo far finta di nulla - spiega il vicepreside del Palladio Paolo Giacometti -, ma non penso sia una questione che riguardi prettamente la scuola, bensì tutta la società. La repressione non è la formula giusta per affrontare l'argomento: prima di tutto dobbiamo chiederci quali sono i motivi che inducono i ragazzi ad avere comportamenti di questo tipo". Il professore spiega che la questione droga è affrontata frequentemente sui banchi di scuola, con corsi di prevenzione, e più in generale nel dialogo continuo tra insegnanti ed alunni. Ma Veronesi ha messo sotto accusa pure i docenti: "Escludo che nella nostra scuola ci siano professori che fanno uso di sostanze stupefacenti". A considerare assolutamente infondata la statistica del ministro è anche Salvatore Leone, preside del Luzzatti: "Non ho nessun motivo per ipotizzare che alcuni insegnanti fumino spinelli. Anzi, nella nostro istituto l'attenzione al problema è massima". Antonio Saviano, vicepreside del Mazzotti, si associa: "Professori che fumano canne? Forse quando erano giovani, ma ora non è pensabile". E al Mazzotti come in tutte le scuole di Treviso proprio per affrontare questa emergenza esistono i Cic (centri di formazione e consulenza), istituiti in collaborazione con il Sert: esperti sono a disposizione degli studenti che chiedono aiuto. Sono stati circa cinquecento i giovani incontrati l'anno scorso: l'80\% aveva provato almeno una volta qualche sostanza stupefacente, mentre una settantina di loro ha dichiarato di fare uso costante di droghe leggere. E i referenti del Cic, durante il primo anno di scuola superiore, tengono anche delle lezioni per parlare dei danni del fumo in generale; in seconda e terza si affronta la questione droghe leggere con cicli d'incontri sul tema.

Ma la scuola può fare qualcosa per arginare il nuovo costume giovanile? "Se ne parla spesso, ma fumare una "canna" ogni tanto non è il vero problema - riferisce Alessandro Cenedese, rappresentante degli studenti della provincia -, piuttosto dovremmo chiederci quali sono i motivi che portano le persone ad abusare con regolarità di qualsiasi sostanza. Questo vale anche per l'alcool".Sarah Serena