Che molti studenti trevigiani facciano
uso di droghe leggere ormai è una realtà innegabile. Nessuno tra i professori si sente
di affermare che il problema non esiste, anzi, tutte le scuole hanno messo appunto delle
iniziative per affrontare l'argomento. Ma allo stesso tempo escludo che molti degli
insegnanti siano abituali consumatori di hascisc e marijuana. Un gruppo di studenti
incontrati durante una "bruciata" ha stilato la sua statistica: "Un 30\%
dei ragazzi fuma spinelli abitualmente, un altro 50\% ha provato l'erba almeno una volta,
mentre il restante 20\% gira alla larga dalle droghe leggere". Uno solo aggiunge:
"Una volta durante la gita scolastica un professore si è unito a noi per condividere
il rito dello spinello".
La scuola annuisce. "Non possiamo far finta di nulla - spiega il vicepreside del Palladio Paolo Giacometti -, ma non penso sia una questione
che riguardi prettamente la scuola, bensì tutta la società. La repressione non è la
formula giusta per affrontare l'argomento: prima di tutto dobbiamo chiederci quali sono i
motivi che inducono i ragazzi ad avere comportamenti di questo tipo". Il professore
spiega che la questione droga è affrontata frequentemente sui banchi di scuola, con corsi
di prevenzione, e più in generale nel dialogo continuo tra insegnanti ed alunni. Ma
Veronesi ha messo sotto accusa pure i docenti: "Escludo che nella nostra scuola ci
siano professori che fanno uso di sostanze stupefacenti". A considerare assolutamente
infondata la statistica del ministro è anche Salvatore Leone, preside del Luzzatti:
"Non ho nessun motivo per ipotizzare che alcuni insegnanti fumino spinelli. Anzi,
nella nostro istituto l'attenzione al problema è massima". Antonio Saviano,
vicepreside del Mazzotti, si associa: "Professori che fumano canne? Forse quando
erano giovani, ma ora non è pensabile". E al Mazzotti come in tutte le scuole di
Treviso proprio per affrontare questa emergenza esistono i Cic (centri di formazione e
consulenza), istituiti in collaborazione con il Sert: esperti sono a disposizione degli
studenti che chiedono aiuto. Sono stati circa cinquecento i giovani incontrati l'anno
scorso: l'80\% aveva provato almeno una volta qualche sostanza stupefacente, mentre una
settantina di loro ha dichiarato di fare uso costante di droghe leggere. E i referenti del
Cic, durante il primo anno di scuola superiore, tengono anche delle lezioni per parlare
dei danni del fumo in generale; in seconda e terza si affronta la questione droghe leggere
con cicli d'incontri sul tema.
Ma la scuola può fare qualcosa per arginare il nuovo costume giovanile? "Se ne
parla spesso, ma fumare una "canna" ogni tanto non è il vero problema -
riferisce Alessandro Cenedese, rappresentante degli studenti della provincia -, piuttosto
dovremmo chiederci quali sono i motivi che portano le persone ad abusare con regolarità
di qualsiasi sostanza. Questo vale anche per l'alcool".Sarah Serena