Il mugugno per le bocciature in brusca
impennata salda la fine dell'anno scolastico agli esami di maturità che iniziano domani
(le riunioni preliminari delle commissioni sono partite ieri, lunedì) e che sono stati
ridotti dalla miniriforma Moratti a poco più che un battito di ciglia. I titoli dei
giornali richiamano soprattutto l'alto numero di "non ammessi" (suona così ora
la terminologia) del Palladio . Sarà anche un caso
limite, in una situazione esasperata da fatti contingenti (gli indirizzi fantasma che ci
sono e non dovrebbero esserci e che probabilmente non ci saranno più: una gran brutta
faccenda, comunque la si guardi), ma sarebbe sciocco non vedervi una spia accesa, un
allarme già rosso.
Allarma che il numero dei bocciati sia alto in quarta. Come dire che un alunno in
qualche modo ha saputo trascinarsi per tutta la prima parte del corso di studi, e non è
pronto per il passo finale. Dura da accettare, come sentenza.
E bisognerebbe mettere anche ai raggi x quella sorta di sommerso che sono i debiti
formativi: quante bocciature scapolate per il rotto della cuffia nascondono? Ma è la
realtà della scuola d'oggi: quei ragazzi di quarta che non andranno in quinta raccolgono
i frutti di un cammino scolastico probabilmente molto più precario di quanto possa
apparire.
È vero: si studia meno e ci sono minori motivazioni allo studio, mentre
paradossalmente crescono da parte di tutti, le attese nei riguardi di quella
particolarissima agenzia educativa che è la scuola. Il disagio è notevole.
Conosco un numero enorme di insegnanti che lavora per fornire robuste motivazioni
culturali ai loro allievi: entrano in classe, si confrontano con loro, dicono di essere
lì per aiutarli a crescere, per aiutarli a formarsi una loro autonoma visione del
mondo.SEGUE A PAGINA II