Alla vigilia dovevano essere migliaia,
ma ieri erano solo poche centinaia gli studenti che hanno percorso le vie di Treviso per
manifestare la loro contrarietà ai buoni-scuola destinati dalla Regione agli istituti
privati. Gli stessi organizzatori si sono detti un po' delusi per la scarsa presenza dei
ragazzi, che peraltro hanno disertato in massa le lezioni. "Pochi ma buoni -
spiega la studentessa Federica Piovesana, una delle organizzatrici della manifestazione -
anche se c'è dispiaciuto vedere molti nostri compagni scioperare per poi finire dentro i
bar, invece di partecipare al corteo".L'appuntamento era per le 9 alla stazione dei
treni. Da qui il gruppo di dimostranti ha percorso le strade del centro all'urlo di
"I buoni scuola sono trucchi, i diritti son di tutti" e ancora "I vostri
buoni non li vogliamo, i nostri soldi ce li teniamo". Al Duomo gli studenti hanno
inscenato anche un sit-in durato alcuni minuti, per poi dirigersi in Piazza dei Signori
per il comizio. A parlare sono stati gli stessi studenti, spiegando le ragioni della loro
protesta e chiedendo ai presenti di firmare una petizione con la quale si tenterà di
realizzare un referendum abrogativo: "I fondi devono essere destinati a tutte le
scuole senza discriminazioni tra pubblica e privata, per i testi scolastici, i trasporti,
per mense" spiega Diego Ganeo, rappresentate degli studenti del Canova. Intervengono
anche alcuni "colleghi" giunti per l'occasione da Venezia: "Noi abbiamo
già organizzato un comitato cittadino - riferisce la studentessa Orsola Costantini - e
stiamo raccogliendo firme per il referendum. Ci siamo anche rivolti ad un avvocato per
avere dei consigli e capire se possiamo fare ricorso al Tar. Il prossimo passo sarà
quello di organizzare un coordinamento tra tutte le città del Veneto per far sentire la
nostra voce. Questa legge è inconcepibile: i soldi non devono essere dati alle famiglie
degli studenti degli istituti privati, ma alle scuole pubbliche per migliorare i
servizi». Ad appoggiare questa presa di posizione c'è pure Cris del Brandolini di
Oderzo, forse l'unico studente di scuola privata presente in piazza: «I nostri istituti
hanno già molte infrastrutture, le famiglie degli studenti possibilità economiche: è
giusto che quei soldi vengano spesi dove ce n'è più bisogno, ovvero nella scuola
pubblica». Una voce fuori dal coro è quella di Umberto Tavolato del Canova: «Non sono
poi così tanto sicuro che questo provvedimento sia sbagliato: potrebbe aiutare anche le
famiglie meno ricche a scegliere la scuola privata per l'educazione dei propri figli. E
poi è giusto pensare anche a nuove forme di istruzione, diverse da quelle tradizionali».
Tra gli studenti che ascoltano gli interventi ci sono anche dei ragazzi del Planck di
Lancenigo: «Siamo costretti a fare lezione nei sotterranei - spiega Riccardo - perché
un'ala della scuola è inagibile: forse questi soldi sarebbero più utili a scuole come la
nostra».
Sarah Serena