Martedì, 25 Settembre 2001
IL GAZZETTINO

 

II preside del liceo scientifico: «Siamo noi insieme alle famiglie a dover affrontare il problema»
Non è con la repressione che si combatte il problema degli studenti che marinano la scuola. Ci vuole poco per sfuggire ai controlli dei poliziotti nel centro cittadino, basta prendere un treno e farsi una bella passeggiata a Venezia e la questione è risolta. Paolo Giacometti, vicepreside dell'Itg Palladio , non ha dubbi. La nuovissima misura antibruciatura promossa dal Questore di Treviso servirà a poco. I ragazzi che preferiscono il bar, la sala giochi o le strade e le gradinate del centro alla scuola, continueranno ad agire indisturbati, apportando una lieve modifica alle loro abitudini e alle loro tattiche per non essere colti in flagrante. Si ritroveranno nei bar di qualche paese limitrofo o ne approfitteranno per una gita in una qualsiasi città vicina. Con il professor Giacometti si schierano tutti gli insegnanti e i dirigenti scolastici interpellati sulla questione. Se l'obiettivo dell'operazione 'Teenagers' afferma il preside del Liceo scientifico Da Vinci Federico Montanari - è quello di evitare che gli studenti frequentino alla mattina luoghi considerati pericolosi per problemi di spaccio di droga allora va bene, ma se si considera l'azione dei poliziotti come un deterrente che scoraggi a bruciare, ci si sbaglia di grosso. Il pericolo, secondo Montanari, è che l'azione di controllo istituzionale diventi un alibi per quei genitori che già dimostrano poco interesse per l'andamento scolastico e i problemi dei propri figli. Sono le famiglie e le scuole prosegue il preside - che devono affrontare con la massima serietà questo fenomeno. E sull'importanza del rapporto costante e diretto con le famiglie insiste il professor Giacometti: L'atto di disertare le giornate di scuola per andare a zonzo per la città è sintomo di un malessere più profondo che si manifesta nel rapporto dello studente con la scuola e con lo studio. Per questo sarebbe meglio lavorare accuratamente con la famiglia più che con i poliziotti. Se in una classe registriamo un elevato numero di assenze da parte di un ragazzo telefoniamo subito ai genitori. Categorico il giudizio del preside dell'Istituto magistrale Duca degli Abruzzi Otello Cegolon: La divisa dei poliziotti non si combina con il ruolo dell'educatore, forse sarebbe meglio sguinzagliare per le strade operatori sociali forniti di strumenti che permettano di entrare in contatto con il disagio degli studenti che bruciano. E dubbiosi sono anche due insegnanti del Liceo classico Canova. E' la scuola concordano Rossella De Donà e Michele Zanata che deve prendersi seriamente carico dei problemi dei propri ragazzi. Occorre educare, non reprimere. Questo provvedimento è un'esagerazione ed è il segno di un preoccupante incupirsi dei tempi.Federica Baretti