Si potrebbe cominciare dalla
storia di Luisa Levi, 14 anni, ebrea italiana di Mantova, deportata con la sua famiglia ad
Auschwitz e inghiottita per sempre dalle fosse comuni di Bergen Belsen. O da quella donna
bosniaca senza nome che lo scultore Romano Abate ha immaginato e scolpito come
un'agghiacciante Madonna con la testa del suo bambino decapitata dai soldati-carnefici
riposta sul seno. Sono emerse immagini e testimonianze preziose e sconvolgenti ieri
mattina nell'aula magna dell'Itg Palladio . Il Giorno
della Memoria, giornata istituita dalla Repubblica Italiana due anni or sono per mai
dimenticare la tragedia della Shoah, nelle scuole superiori di Treviso è stato celebrato
con un convegno a cui hanno partecipato almeno seicento studenti provenienti da tutti gli
istituti della città. E a ognuno di loro è stato consegnato un libretto commemorativo
della giornata che indaga i motivi che hanno spinto i testimoni della storia a raccontare
ciò che hanno visto.
Al dibattito, organizzato dalla Provincia in collaborazione con l'Archivio di Stato e
l'Istresco, hanno partecipato il Prefetto di Treviso Federico Quinto, il provveditore
Roberto Spampinato, l'assessore provinciale alla cultura Marzio Favaro, il docente di
storia moderna presso l'Università di Venezia Giovanni Levi, la ricercatrice Maria Bacchi
e due artisti molto sensibili alle tematiche affrontate: il leader degli Estra Giulio
Casale e il sopracitato scultore Romano Abate.
La manifestazione ha saputo evitare agevolmente il pericolo di cadere nella retorica
più scontata. A partire dall'introduzione affidata a Giulio Estremo, che ha recitato
alcuni versi del poeta Abdulah Sidran, testimone diretto degli orrori di Sarajevo, e
imbracciato la chitarra acustica per intonare una delle sue emozionanti canzoni. Su un
punto tutti i relatori hanno voluto concentrare maggiormente l'attenzione rivolgendosi
alla giovane platea, un passaggio sintetizzato dalle parole del Prefetto: Questa giornata
è stata istituita per non dimenticare mai e poi mai ciò che ha significato lo sterminio
sistematico di un popolo. Tutti noi dobbiamo riflettere su ciò che è accaduto e su ciò
che può accadere ancora se non ci s'impegna per tentare di comprendere le radici
culturali del male. E ricordare ha aggiunto il professor Levi significa riflettere su
tragedie passate che in realtà stanno continuamente rinascendo.
Federica Baretti