LA TRIBUNA  16 GENNAIO 2002

TREVISO. Cancellate molte visite d'istruzione: al Giorgi in viaggio solo 15 classi, al Duca degli Abruzzi 14 a casa
Prof ammutinati, stop alle gite scolastiche
Protesta per i compensi troppo bassi: da 495 a 1.650 lire l'ora

di Marzia Borghesi

TREVISO. «Con quelle paghe da fame e tutte quelle responsabilità, in gita non ci andiamo». Gli insegnanti protestano e gli studenti restano a casa. Le diarie previste (da 495 a 1.650 lire all'ora) sono una miseria, specie se si considera che in gita gli insegnanti sono in servizio ventiquattr'ore su ventiquattro e la vigilanza notturna è perfino più necessaria di quella diurna. Così al Duca degli Abruzzi non vanno in gita 14 classi su 58 e al Giorgi vanno solo in 15: il 60% delle classi resta a casa.


Troppe responsabilità, pochi soldi. E la gita scolastica diventa una chimera. Sono numerosi gli studenti trevigiani che quest'anno dovranno riunciare all'ambito «viaggio d'istruzione». Il motivo? Sempre più spesso gli insegnanti si rifiutano di accollarsi enormi responsabilità (anche penali) 24 ore su 24, per una diaria pari a lire 1650 all'ora. Al Duca degli Abruzzi niente gita per 14 classi su 58. Va peggio agli studenti del professionale Giorgi: staranno a casa il 60 per cento delle classi.
Ma il fenomeno della «gita impossibile» è trasversale. E riguarda anche le scuole elementari. Un gruppo di insegnanti dell'istituto comprensivo di Spresiano, Laura Catella, Francesco Giordano e Fausto Pozzobon, raccontano di aver accompagnato lo scorso aprile, per quattro giorni, i loro alunni ad Asiago. «A dicembre abbiamo ricevuto un assgno con l'esorbitante cifra di 41 mila 85 lire». Ma non è tutto. La «diaria» giornaliera, pari fino all'anno scorso a 1.650 lira l'ora, è stata ridotta quest'anno a 495 lire nel caso gli insegnanti possano fruire gratuitamente di vitto ed alloggio: «A carico dei genitori e non della scuola - precisano i maestri - Non vogliamo fare i soliti piagnistei: però è ridicolo parlare di incentivazione della professionalità quando poi gli sforzi per portare avanti una scuola più viva e utile sul piano formativo, vengono ripagati con meno di 500 lire l'ora».
500 lire l'ora, o 1.650, il conto finale cambia di poco. Vuoi mettere 30 adolescenti in fibrillazione per l'ebrezza delle nottate fuori casa? Le notti in bianco degli insegnanti per vigilare sugli scambi di stanza tra ragazzi e ragazze? Le mostre d'arte visitate per modo di dire, vegliando sull'ingresso? Pagati poco, trattati peggio, costretti a navigare a vista dalle riforme che si inseguono, i professori sempre più spesso dicono basta. E quando accettano il sacrificio, lo fanno unicamente per il bene dei ragazzi. Con spirito da samaritani. Per qualcuno è anche colpa di una generazione poco gestibile: «Abbiamo una generazione vivace, per usare un eufemismo - dice la professoressa Monica Foresti dell'istituto Palladio - a volte rispettano poco l'autorità. Ecco perché ci sono insegnanti che si rifiutano di fare gli accompagnatori. Da noi andranno in gita 350 studenti su circa 800».
Anche al Riccati le gite saranno ridotte. «Da noi ci saranno anche classi che non andranno in gita - dice la vicepreside del Riccati, Maria Cristina Mozzato - perché gli insegnanti non accettano di accompagnarli. Ma bisogna dire che molti di noi dicono sì pensando ai ragazzi che hanno bisogno di momenti didattici alternativi. C'è anche chi non ha mai visto un museo. E' un'enorme responsabilità. Se si guarda alla convenienza si resta a casa».
Il record delle gite mancate, quest'anno spetterà all'Ipsia Giorgi. Per concentrare tutti i viaggi d'istruzione nel mese di marzo, la scuola aveva imposto il termine per la presentazione dei progetti alla fine di dicembre. «Hanno presentano le carte solo 15 classi su 37 - spiega il vicepreside Paolo Magoga - ma dietro a questa scelta ci sono certamente i problemi della responsabilità e dei soldi. Molti si sono resi conto che il gioco non vale la candela». Al Duca degli Abruzzi staranno a casa 14 classi su 58. Una minoranza, ma c'è. «Oggi si avvertono maggiormente i pericoli - spiega la vicepreside del Besta, Franca Petrini - non solo perché i ragazzi sono più irrequieti: anche per le compagnie che si possono incontrare».