Treviso, domenica 24 novembre 2002, S. Flora

LA TRIBUNA

 


Alfea Faion, responsabile regionale del progetto Invalsi

LE REAZIONI
«Non sono prove attendibili»
Presidi e sindacati piuttosto scettici sull'iniziativa

m.s.

«Gli strumenti vanno tarati sulla scuola e sugli obiettivi dei diversi corsi. Non devono servire per fare graduatorie di merito degli istituti». Il preside del liceo scientifico Federico Montanari tiene a precisare la funzione del nuovo metodo di valutazione nazionale, valorizzando ciò che è utile. Ma all'istituto per geometri Palladio il vicepreside Felice Doria è più critico: «Non si può ridurre la valutazione scolastica alla compilazione di quiz semplicistici, scontati - dice - anche i criteri usati per la valutazione non garantiscono oggettività». Il sindacato condivide le perplessità: «Individuare un sistema di misurazione dell'apprendimento non è impresa facile - commenta Elena Galimberti della Cisl scuola - su questo hanno ragionato per anni pedagogisti ed esperti senza raggiungere l'obiettivo. C'è il rischio che questi dati vengano utilizzati per valutare gli insegnanti, sarebbe come stabilire la bravura di un medico in base al numero dei pazienti guariti. Sono molteplici i fattori che contribuiscono all'apprendimento di un ragazzo, non ultimi il contesto sociale e la famiglia. Può accadere che la presenza di bambini extracomunitari abbassi il punteggio del livello di conoscenza dell'italiano, ma i test di valutazione non prendono in considerazione altri aspetti culturali che l'insegnante di una classe mista è portata ad approfondire. Si rischia di ridurre la valutazione alla compilazione di quiz televisivi». Contro l'omologazione delle prove si schierano in modo deciso tutti i dirigenti delle scuole professionali: «Punteggi così rilevati - commenta il preside del professionale per il commercio Besta, Carmelo Ruggeri - rischiano di penalizzare le scuole professionali, contribuendo a decapitare l'istruzione professionale. I test dovrebbero essere tarati in modo diversificato, in un istituto professionale si perseguono obiettivi e abilità diverse che in un istituto tecnico». Se il progetto Invalsi ha ancora un anno per perfezionarsi prima di diventare strumento di valutazione obbligatorio per tutte le scuole, tutti i dirigenti ne riconoscono l'utilità. «E' un'occasione obiettiva di esaminare dall'interno gli apprendimenti - commenta Alfio Centin, direttore del secondo circolo didattico cittadino- dà la possibilità agli insegnanti e alle scuole di riflettere e di confrontarsi. Certo non vanno ignorate differenze ineliminabili tra aree urbane e non, e contesti sociali». Il metro unico ha efficacia, però, solo se i test vengono compilati in modo serio: evitando risposte truccate, copiature ed aiuti esterni.