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Alfea Faion, responsabile regionale del progetto Invalsi
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LE REAZIONI
«Non sono prove attendibili»
Presidi e sindacati piuttosto scettici
sull'iniziativa
m.s.
«Gli strumenti vanno tarati sulla scuola e sugli obiettivi dei diversi corsi. Non devono
servire per fare graduatorie di merito degli istituti». Il preside del liceo scientifico
Federico Montanari tiene a precisare la funzione del nuovo metodo di valutazione
nazionale, valorizzando ciò che è utile. Ma all'istituto per geometri Palladio il
vicepreside Felice Doria è più critico: «Non si può ridurre la valutazione scolastica
alla compilazione di quiz semplicistici, scontati - dice - anche i criteri usati per la
valutazione non garantiscono oggettività». Il sindacato condivide le perplessità:
«Individuare un sistema di misurazione dell'apprendimento non è impresa facile -
commenta Elena Galimberti della Cisl scuola - su questo hanno ragionato per anni
pedagogisti ed esperti senza raggiungere l'obiettivo. C'è il rischio che questi dati
vengano utilizzati per valutare gli insegnanti, sarebbe come stabilire la bravura di un
medico in base al numero dei pazienti guariti. Sono molteplici i fattori che
contribuiscono all'apprendimento di un ragazzo, non ultimi il contesto sociale e la
famiglia. Può accadere che la presenza di bambini extracomunitari abbassi il punteggio
del livello di conoscenza dell'italiano, ma i test di valutazione non prendono in
considerazione altri aspetti culturali che l'insegnante di una classe mista è portata ad
approfondire. Si rischia di ridurre la valutazione alla compilazione di quiz televisivi».
Contro l'omologazione delle prove si schierano in modo deciso tutti i dirigenti delle
scuole professionali: «Punteggi così rilevati - commenta il preside del professionale
per il commercio Besta, Carmelo Ruggeri - rischiano di penalizzare le scuole
professionali, contribuendo a decapitare l'istruzione professionale. I test dovrebbero
essere tarati in modo diversificato, in un istituto professionale si perseguono obiettivi
e abilità diverse che in un istituto tecnico». Se il progetto Invalsi ha ancora un anno
per perfezionarsi prima di diventare strumento di valutazione obbligatorio per tutte le
scuole, tutti i dirigenti ne riconoscono l'utilità. «E' un'occasione obiettiva di
esaminare dall'interno gli apprendimenti - commenta Alfio Centin, direttore del secondo
circolo didattico cittadino- dà la possibilità agli insegnanti e alle scuole di
riflettere e di confrontarsi. Certo non vanno ignorate differenze ineliminabili tra aree
urbane e non, e contesti sociali». Il metro unico ha efficacia, però, solo se i test
vengono compilati in modo serio: evitando risposte truccate, copiature ed aiuti esterni.
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