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La folla di precari riuniti nell'aula magna del Palladio in attesa di conoscere la loro
sorte. E' stata per molti di loro una giornata stremante
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Battaglione di precari in attesa al
Palladio e al Mazzotti nella speranza di ottenere una cattedra
Nomine, bolgia infernale
Si è proseguito fino alle 20, si
riprende venerdì
Gli insegnanti della scuola pubblica contro quelli delle private «Ora sono in graduatoria
e ci cacciano indietro»
di Michela Santi
Malumori e tanta fatica. Il tour de force delle nomine dei supplenti annuali è continuato
ieri mattina. Per il secondo giorno consecutivo si è ripetuto l'affollamento dei precari
in graduatoria, con la speranza di avere una cattedra. All'istituto Palladio sono stati
convocati insieme insegnanti delle materne e delle elementari. Circa un migliaio di
persone si sono assiepate in aula magna. Ma la maggioranza dei convocati, interessati alla
scuola elementare, hanno dovuto attendere fino al pomeriggio perché cominciasse
l'assegnazione delle cattedre: 317 i posti disponibili alle elementari (più alcuni
incarichi per l'insegnamento di inglese e francese) e 47 alle materne. Si è proseguito
fino alle 20 ma si riprenderà venerdì prossimo, per completare l'assegnazione. «Non è
possibile passare intere giornate in attesa, - protesta una giovane insegnante che vuole
restare anonima-, ci hanno convocati in troppi, potevano almeno separare materne ed
elementari: l'attesa è estenuante, assiepati in aula magna al caldo, in un rumore
assordante».
I lavori ieri mattina sono proseguiti anche all'istituto turistico Mazzotti, dove, dopo le
materie umanistico-letterarie di lunedì, sono state attuate le nomine per diritto e
l'area artistico musicale. L'apice del concentramento s'è registrato ieri mattina al
Palladio: per i circa 400 posti disponibili sono stati convocati il numero doppio di
insegnanti, per far fronte alle rinunce. La preoccupazione dei funzionari è garantire la
copertura delle cattedre. Il diktat del Csa (ex Povveditorato) è di completare tutte le
nomine entro settembre. «Gli insegnanti con supplenza annuale - dicono i funzionari-
saranno operativi fin dai primi collegi docenti e consigli che si terranno a partire dal 2
settembre». Facce scure, sguardi estenuati. La platea ieri al Palladio era quasi
esclusivamente femminile, non mancavano donne incinte e madri con bimbi al seguito. «Non
c'è alternativa, per avere un posto», commentano i più, che però esitano a esprimere
il proprio dissenso, sottomessi. «Sono precaria - dice Maria Rinaldi - e penso di
arrivare alla pensione da precaria. Ogni anno si fa un passo indietro. Ho 34 anni e ho
iniziato a lavorare nella scuola elementare nel 1995, per cinque anni sono stata in
Trentino, da due mi sono trasferita a Treviso, dove ho trovato una situazione molto più
caotica. Non so se l'annunciata riforma Moratti potrà mai essere attuata nella scuola. Si
eliminano tutti gli aspetti che avvicinavano la scuola italiana a quella europea». I
malumori, contro i nuovi criteri unificati di stilare le graduatorie, sono sempre
maggiori. Alle superiori e alle medie lo scontro è tra i precari che si sono abilitati
tramite concorso negli anni scorsi e i neo-diplomati delle scuole di interateneo di
specializzazione (le prossime sentenze del consiglio di stato e del Tar del Lazio
rischiano di determinare cambiamenti di cattedra durante l'anno scolastico). Alle scuole
materne le insegnanti della pubblica si scagliano contro quelle delle private-paritarie,
che ora godono degli stessi diritti in termine di punteggio. «Siamo in balia dei
cambiamenti - dice Roberta Reginato - sono 20 anni che insegno come precaria alla materna,
e ora mi vedo scavalcata da chi viene dalla privata. Non ci sono più canali separati e io
continuo a retrocedere. E' noto che alla privata c'è liberta di scelta nelle assunzioni,
chi ci rimette siamo noi della pubblica. Quest'anno dovrò fare 10 ore settimanali a
Crepsano e 10 a Castelfranco, ma ho prestato servizio anche a 50 chilometri da casa».
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