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«A Treviso clima che porta
all'odio»
Le accuse a sindaco e Lega
Favero: «Non siamo un regime»
Polemiche durante le celebrazioni di ieri al Palladio
m.s.
La memoria e la condanna dello sterminio degli ebrei, si scontra con la «tolleranza
zero» predicata dalla Lega e dal sindaco Giancarlo Gentilini. Le scintille sono scoppiate
ieri, durante le celebrazioni della Giornata della Memoria, al Palladio, dove si è
ricordato il campo di concentramento per slavi presente nella caserma di Monigo tra il
1942 e il 1943.
Davanti a una numerosa assemblea di studenti (c'erano le quinte del turistico Mazzotti e
dell'istituto per geometri Palladio, e le terze delle Medie Coletti), Simon Levis Sullam
dell'istituto per la storia della resistenza (Istresco) di Venezia, in coda al suo
intervento ha denunciato, rivolgendosi all'assessore provinciale, leghista, Marzio Favero,
seduto in prima fila, i germi del razzismo a Treviso. «Guardo con grande angoscia a
quello che viene fatto e si dice qui - ha dichiarato - e soprattutto alle parole che
escono dalla bocca del primo cittadino. A Treviso oggi è presente quello stesso razzismo
che ha portato alle atrocità oggi ricordate». Un applauso inaspettato e rumoroso si è
alzato dal pubblico degli studenti, soprattutto dalle fila occupate dai ragazzi più
grandi. Non è mancata la replica decisa dell'assessore Favero. «Io che amministro
nell'interesse pubblico - ha detto - non mi sento dalla parte dei carnefici. Ma se devo
giustificarmi per la parte politica che rappresento, è necessario distinguere le
atrocità commesse in regimi totalitari e il dibattito politico in corso su temi attuali
come la legge Bossi-Fini, che regola il flusso migratorio. Mi chiedo se possiamo
banalizzare fatti storici così gravi come i campi di concentramento mettendoli sullo
stesso piano del dibattito politico quotidiano». Nuovi applausi e fischi dei ragazzi
hanno sottolineato il tono deciso di Favero. Il presidente dell'Istresco Lorenzo Capovilla
ha voluto quindi chiarire e ribadire. «Ci sono forze politiche qui in città che
recuperano il peggio del nazismo - ha sottolineato - le abbiamo viste sfilare in piazza
con le svastiche inneggiando al razzismo. Non possiamo negare tutto ciò: la memoria deve
servire anche a questo». L'inaspettata critica alla vita politica attuale ha
surriscaldato il clima nell'aula magna, elettrizzando l'insolita lezione di storia,
iniziata con la riscoperta della memoria rimossa di un campo di concentramento in città.
Partendo dalla lettura della recente pubblicazione del volume «Monigo: un campo di
concentramento per slavi a Treviso. Luglio 1942-settembre 1943», gli studenti hanno fatto
le loro proposte per promuovere il ricordo. «Mi sembra impossibile che anche miei
antenati, nonni e bisnonni potessero sapere dell'esistenza di un campo di concentramento e
non abbiano fatto niente per ribellarsi - ha detto Davide di quinta D Mazzotti - ma può
accadere anche oggi che di fronte a scene di razzismo quotidiano non facciamo niente».
Numerose le proposte: un monumento, una stele in ricordo dei 187 morti, un museo e un
archivio. Eugenia Orlando di terza E e ha scritto una poesia, la terza H ha prodotto un
vessillo in cartone con la scritta «Monigo... perché anche noi?». C'è chi ha proposto
una biciclettata. Il comandante della caserma Cadorin, Mario Carlo Chiusaroli ha ieri
aperto la caserma per dare la possibilità ai ragazzi di vedere i luoghi del campo. I
sette fabbricati intorno allo spiazzo centrale sono rimasti quasi gli stessi. «Diamo la
nostra disponibilità - ha promesso il comandante - per eventuali ricerche negli archivi e
per iniziative in memoria». |