Treviso, martedì 28 gennaio 2003, S. Tommaso d'Aquino
LA TRIBUNA

«A Treviso clima che porta all'odio»
Le accuse a sindaco e Lega
Favero: «Non siamo un regime»
Polemiche durante le celebrazioni di ieri al Palladio

m.s.

La memoria e la condanna dello sterminio degli ebrei, si scontra con la «tolleranza zero» predicata dalla Lega e dal sindaco Giancarlo Gentilini. Le scintille sono scoppiate ieri, durante le celebrazioni della Giornata della Memoria, al Palladio, dove si è ricordato il campo di concentramento per slavi presente nella caserma di Monigo tra il 1942 e il 1943.
Davanti a una numerosa assemblea di studenti (c'erano le quinte del turistico Mazzotti e dell'istituto per geometri Palladio, e le terze delle Medie Coletti), Simon Levis Sullam dell'istituto per la storia della resistenza (Istresco) di Venezia, in coda al suo intervento ha denunciato, rivolgendosi all'assessore provinciale, leghista, Marzio Favero, seduto in prima fila, i germi del razzismo a Treviso. «Guardo con grande angoscia a quello che viene fatto e si dice qui - ha dichiarato - e soprattutto alle parole che escono dalla bocca del primo cittadino. A Treviso oggi è presente quello stesso razzismo che ha portato alle atrocità oggi ricordate». Un applauso inaspettato e rumoroso si è alzato dal pubblico degli studenti, soprattutto dalle fila occupate dai ragazzi più grandi. Non è mancata la replica decisa dell'assessore Favero. «Io che amministro nell'interesse pubblico - ha detto - non mi sento dalla parte dei carnefici. Ma se devo giustificarmi per la parte politica che rappresento, è necessario distinguere le atrocità commesse in regimi totalitari e il dibattito politico in corso su temi attuali come la legge Bossi-Fini, che regola il flusso migratorio. Mi chiedo se possiamo banalizzare fatti storici così gravi come i campi di concentramento mettendoli sullo stesso piano del dibattito politico quotidiano». Nuovi applausi e fischi dei ragazzi hanno sottolineato il tono deciso di Favero. Il presidente dell'Istresco Lorenzo Capovilla ha voluto quindi chiarire e ribadire. «Ci sono forze politiche qui in città che recuperano il peggio del nazismo - ha sottolineato - le abbiamo viste sfilare in piazza con le svastiche inneggiando al razzismo. Non possiamo negare tutto ciò: la memoria deve servire anche a questo». L'inaspettata critica alla vita politica attuale ha surriscaldato il clima nell'aula magna, elettrizzando l'insolita lezione di storia, iniziata con la riscoperta della memoria rimossa di un campo di concentramento in città. Partendo dalla lettura della recente pubblicazione del volume «Monigo: un campo di concentramento per slavi a Treviso. Luglio 1942-settembre 1943», gli studenti hanno fatto le loro proposte per promuovere il ricordo. «Mi sembra impossibile che anche miei antenati, nonni e bisnonni potessero sapere dell'esistenza di un campo di concentramento e non abbiano fatto niente per ribellarsi - ha detto Davide di quinta D Mazzotti - ma può accadere anche oggi che di fronte a scene di razzismo quotidiano non facciamo niente». Numerose le proposte: un monumento, una stele in ricordo dei 187 morti, un museo e un archivio. Eugenia Orlando di terza E e ha scritto una poesia, la terza H ha prodotto un vessillo in cartone con la scritta «Monigo... perché anche noi?». C'è chi ha proposto una biciclettata. Il comandante della caserma Cadorin, Mario Carlo Chiusaroli ha ieri aperto la caserma per dare la possibilità ai ragazzi di vedere i luoghi del campo. I sette fabbricati intorno allo spiazzo centrale sono rimasti quasi gli stessi. «Diamo la nostra disponibilità - ha promesso il comandante - per eventuali ricerche negli archivi e per iniziative in memoria».