Unanimi le critiche dei capi d’istituto: «Il problema è che la
promozione non dipende dal saldo»
Oltre 400 mila euro in corsi di recupero e ripetizioni pomeridiane. E’
il conto pagato dalla scuola trevigiana per cercare di aiutare gli
studenti che un tempo si bocciavano. Sono più di duemila gli alunni
delle scuole superiori della città, a frequentare questi corsi. Ma i
risultati non sono sempre soddisfacenti. E più di qualche preside non
esita ad ammettere la delusione, a fronte del grande impegno di
programmazione e di ore aggiuntive di insegnamento messe in bilancio.
Messo sotto accusa il sistema contraddittorio dei debiti formativi che
non mettono in discussione la promozione. Il giudizio negativo sui corsi
di recupero a settembre per il saldo del debito formativo dell’anno
precedente è unanime. Alcune scuole però continuano a proporli
affidandosi alla buona volontà degli studenti, investendo i fondi che il
ministero assegna come Idei (Interventi Didattici Educativi
Integrativi), calcolati in base al numero dei docenti e degli alunni. «I
debiti sono il buco nero della scuola» taglia corto il preside del
Tecnico per il Commercio Riccati-Luzzatti Salvatore Leone. «La verità -
sottolinea il preside del Besta CArmelo Ruggeri - è che agli studenti la
scuola non interessa più». L’opinione è condivisa anche dal preside
Radames Migotto dell’Itis Planck, che ha fatto monitorare corsi di
recupero e risultati dal suo coordinatore Luigi Stefano. «Il
ragionamento è elementare - spiega Stefano- nel momento che i ragazzi
hanno scoperto di essere comunque promossi anche se con debito, è venuta
meno la preoccupazione di saldare». Per questo l’Itis Planck, dopo varie
sperimentazioni ha scelto di puntare sui recuperi durante l’anno
scolastico. L’istituto ha speso quest’anno quasi 39.000 euro in 1500 ore
di attività extra-curricolare rivolta ad accertamenti di prerequisiti, a
corsi brevi di recupero, a corsi di preparazione per l’esame di stato e
all’attività di sportello, consistente in ore di ripasso che il singolo
o un gruppo di studenti chiede all’insegnante di una determinata
materia. Le cifre messe a bilancio dalle scuole per i corsi di recupero
sono cospicue e non sempre utili. Chi è obbligato a frequentarli in
genere di pomeriggio non solo rischia di non recuperare la materia ma
addirittura di perdere tempo e non studiare neppure le altre. L’istituto
magistrale Duca degli Abruzzi spende per corsi di recupero, passerelle
(corsi per permettere il passaggio durante l’anno da una scuola
all’altra), attività di Sos, 50.000 euro. «I risultati positivi si
concentrano su interventi interventipuntuali chiesti durante l’anno dal
singolo studente - spiega il preside Otello Cegolon - dipende dalla
volontà degli studenti». Il tecnico per il Turismo Mazzotti mette a
bilancio 55.000 euro, prevedendo anche corsi di recupero a settembre,
una settimana prima dell’inizio dell’anno scolastico. «Il rapporto
costo-beneficio? - commenta la preside Luisa Tinti- non è sempre
positivo. Aggiungere ulteriori ore di lezione alle 36 settimanali, è
comunque difficile. Lo studente rischia di non avere tempo poi lo studio
individuale». La somma Idei scende per i licei. Lo scientifico Da
Vinci, ad esempio, mette a bilancio 25.000 euro, concentrandoli la
settimana prima dell’inizio della scuola ed in attività di sportello di
preparazione ai compiti pomeridiani. Il Tecnico Palladio spende invece
19.000 euro per 676 ore di help e recupero. Al professionale Besta la
cifra sale a 36.000 euro, mentre all’Alberghiero è di 35.000 euro.
«Tutto comunque viene fatto pagare all’istituto - sottolinea la
vicepreside Sonia Carolo - comprese le ore di approfondimento
obbligatorie».(m.s.)
