«Il carcere di Santa Bona è carente di formazione per i detenuti». La
denuncia è venuta nel corso del convegno sulle diverse realtà carcerarie
europee che si è tenuto all’Istituto tecnico
Palladio. L’intervento del preside della scuola media Coletti,
Afro Groppo, ha rilevato la difficile situazione di formazione
scolastica nella Casa Circondariale di Santa Bona a Treviso. Nel corso
degli ultimi trent’anni il bisogno di istruzione ha avuto un’evoluzione,
il detenuto non aspira più alla sola licenza elementare, ma ambisce alla
licenza di scuola secondaria superiore e a volte anche alla laurea. Un
obiettivo complesso da conseguire se si tiene presente che a Treviso ci
sono 5 insegnati per 180 detenuti. Secondo Groppo, luogo privilegiato
per la concertazione delle attività scolastico- formative è la
commissione didattica, ossia la creazione, attraverso la collaborazione
di educatori scolastici e di operatori carcerari, un progetto che
proponga la scuola come «formazione nuova», in cui i diversi operatori
riescano ad affrontare e gestire di comune accordo complessi problemi,
come il sovraffollamento. Per pensare alla realizzazione di questo
programma è necessario che il «matrimonio» tra il Ministero di Grazia e
Giustizia e il Ministero della Pubblica Istruzione avvenga il prima
possibile. Al fine di capire e confrontare la realtà italiana, in
particolare quella trevigiana, con quella europea, venti docenti del
Palladio di Treviso si sono recati in
visita alle strutture carcerarie di massima sicurezza in Norvegia,
Islanda, Irlanda e Danimarca, paesi partner del progetto «Spring» svolto
nell’ambito del programma comunitario Leonardo da Vinci di
mobilità/scambio docenti formatori. La gestione dell’istituto carcerario
in questi paesi, in modo più o meno simile, prevede un organigramma di
cui fanno parte anche gli addetti (magistrato, docenti) al recupero del
detenuto, come personale interno ad ogni istituto. Il carcerato è
considerato come persona e non come problema per la società, infatti
l’azione didattica aiuta effettivamente al reinserimento sociale del
detenuto. (Sara Zugno)