08-06-04, pag. 21, Cronaca
 
 
 

A Santa Bona non si studia 5 formatori per 180 detenuti

 
 «Il carcere di Santa Bona è carente di formazione per i detenuti». La denuncia è venuta nel corso del convegno sulle diverse realtà carcerarie europee che si è tenuto all’Istituto tecnico Palladio. L’intervento del preside della scuola media Coletti, Afro Groppo, ha rilevato la difficile situazione di formazione scolastica nella Casa Circondariale di Santa Bona a Treviso. Nel corso degli ultimi trent’anni il bisogno di istruzione ha avuto un’evoluzione, il detenuto non aspira più alla sola licenza elementare, ma ambisce alla licenza di scuola secondaria superiore e a volte anche alla laurea. Un obiettivo complesso da conseguire se si tiene presente che a Treviso ci sono 5 insegnati per 180 detenuti. Secondo Groppo, luogo privilegiato per la concertazione delle attività scolastico- formative è la commissione didattica, ossia la creazione, attraverso la collaborazione di educatori scolastici e di operatori carcerari, un progetto che proponga la scuola come «formazione nuova», in cui i diversi operatori riescano ad affrontare e gestire di comune accordo complessi problemi, come il sovraffollamento. Per pensare alla realizzazione di questo programma è necessario che il «matrimonio» tra il Ministero di Grazia e Giustizia e il Ministero della Pubblica Istruzione avvenga il prima possibile. Al fine di capire e confrontare la realtà italiana, in particolare quella trevigiana, con quella europea, venti docenti del Palladio di Treviso si sono recati in visita alle strutture carcerarie di massima sicurezza in Norvegia, Islanda, Irlanda e Danimarca, paesi partner del progetto «Spring» svolto nell’ambito del programma comunitario Leonardo da Vinci di mobilità/scambio docenti formatori. La gestione dell’istituto carcerario in questi paesi, in modo più o meno simile, prevede un organigramma di cui fanno parte anche gli addetti (magistrato, docenti) al recupero del detenuto, come personale interno ad ogni istituto. Il carcerato è considerato come persona e non come problema per la società, infatti l’azione didattica aiuta effettivamente al reinserimento sociale del detenuto. (Sara Zugno)