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| GIOVEDÌ, 23 NOVEMBRE 2006 |
| Pagina 22 - Cronaca |
| I provvedimenti sono stati ratificati dopo gli ultimi episodi di bullismo. Si va dal sequestro per una settimana al semplice richiamo scritto |
| Telefonini spenti nelle scuole trevigiane |
| La dirigente regionale Palumbo impone lo stop. «Ma a Treviso è già realtà» |
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La dirigente scolastica regionale, Carmela
Palumbo, dice basta ai telefonini. Ma gli istituti trevigiani hanno già
precorso i tempi, vietandoli da tempo. La circolare ministeriale che
afferma il divieto in aula dell’uso dei cellulari è tornata in auge dopo i
recenti episodi di bullismo. Si va dal sequestro per una settimana al
semplice richiamo. E le scuole della Marca non si fanno trovare
impreparate. Se alle medie la direttiva del ministero della Pubblica istruzione è già applicata alla lettera, alle scuole superiori i regolamenti interni differiscono l’uno dall’altro. Il più restrittivo è quello dell’Ipsia Giorgi. «E’ previsto il sequestro del cellulare per sette giorni allo studente che venga scoperto a utilizzarlo durante la lezione - dice Adriano Zonch, dirigente scolastico - Per i casi più gravi, quando il fatto si ripete, ci sono provvedimenti più severi». Proteste, da parte dei ragazzi, ce ne sono state. «La regola è chiara. Ed è estesa ai docenti. Ma nessuno ha mai avuto il coraggio di denunciarli». Sequestro, con annesso richiamo alla famiglia dello studente, all’Itc Palladio. «Il primo giorno di scuola ricordo a tutti i ragazzi che il telefonino deve rimanere spento durante le ore di attività - ricorda il dirigente scolastico Giuliano De Menech - se qualcuno viene “pescato”, scatta il sequestro. E perché lo studente possa riavere indietro il maltolto, è necessario che si presenti in compagnia dei genitori». Così facendo, De Menech intende far acquisire agli studenti la consapevolezza che un uso improprio del cellulare può essere nocivo. «Una volta era l’astuccio, oggi il telefonino». Anche il preside dell’Itc Riccati-Luzzatti Giovanni Vassallo ricorda i dettami ministeriali ai suoi studenti. E minimizza: «Con una circolare all’anno rinnovo l’invito a non disturbare la lezione. E a non distrarsi. Anche se devo ammettere che, se una volta ci si distraeva con l’astuccio, oggi lo si fa con il telefonino». Carmelo Ruggeri, dell’Ipssct Besta, è un precursore in materia: «Credo di essere stato uno dei primi, molti anni fa, a vietare l’uso dei cellulari. Invito a spegnerli, anche perché i campi elettromagnetici disturbano il segnale dei computer». Scherzando, aggiunge: «Non posso affermare che nessuno lo utilizzi, anche perché non abbiamo telecamere all’interno delle aule». Se al Liceo artistico l’uso è vietato da sempre («nonostante - a detta del vicepreside Giampaolo Sbarra - il regolamento interno vada ancora rivisto»), allo scientifico Da Vinci non vige nessun divieto assoluto. «Durante i compiti in classe, i telefoni vengono raccolti e restituti alla fine - spiega il preside Giuseppina Vincitorio - stiamo lavorando con il consiglio d’istituto per trovare una norma più severa. Il tutto, in completo accordo con i ragazzi». Aperta al dialogo si dimostra anche Alfea Faion, del liceo classico Canova: «Anche se l’educazione non si misura soltanto su questi aspetti, posso dire che i miei studenti sono educati». |