11-04-08, 19Cronaca

Ferrero contro Sacconi: demagogia nazista. Presidi in rivolta
 




 

 Test di italiano e selezione degli immigrati a scuola. La proposta del candidato al senato Maurizio Sacconi (Pdl) scatena la ribellione dei presidi e le critiche politiche. Anche l’«alleato» leghista Gian Paolo Vallardi, sindaco di Chiarano, si scatena. «L’idea è mia - dice - in tempi meno sospetti ho fatto approvare in consiglio un ordine del giorno proprio sull’esame di ammissione». Si scaglia contro Sacconi anche il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero: «La demagogia nazista di Maurizio Sacconi non ha fine. E gli alunni che non passano il test? Cosa faranno? - replica da Vincenza il ministro capolista della Sinistra Arcobaleno - forse il demagogo Sacconi ha qualche suggerimento. Potremo mandarli a chiedere l’elemosina, oppure gettarli in una pattumiera. Così risolviamo il problema». Molto scettici pure i presidi del capoluogo. «Sacconi dimentica la legge dell’obbligo scolastico - osserva il preside delle medie Serena Nicola Mercuri - i ragazzi vengono inseriti a scuola, per loro si organizzano corsi di lingua specifici. Ciò che ci servirebbe sarebbe la disponibilità di una maestra elementare per dare gli elementi base della lingua. I problemi aumentano quando gli stranieri sono tanti». Severa la condanna da parte di Otello Cegolon, preside del Duca degli Abruzzi. «Sacconi e i politici parlano senza conoscere la scuola - commenta - ogni ragazzo straniero ha un tipo di apprendimento diverso a seconda della nazionalità. Non si possono mettere sullo stesso piano i rumeni con russi e cinesi. Noi li inseriamo in classe, già prevedendo che per mettersi alla pari serviranno loro due anni anziché uno. Nel frattempo organizziamo corsi di lingua. Questi ragazzi hanno le competenze di matematica o di scienze, manca loro la conoscenza dell’italiano». Anche il preside del Palladio Giuliano De Menech è scettico. «Tutti gli istituti si sono dotati di strumenti per accompagnare l’inserimento di questi ragazzi - spiega - non possiamo per legge escluderli dalla classe. Semmai si può prendere in considerazione il metodo delle «classi di accoglienza» sperimentate in Francia». (m.s.)