Test di italiano e selezione degli immigrati a scuola. La proposta del
candidato al senato Maurizio Sacconi (Pdl) scatena la ribellione dei
presidi e le critiche politiche. Anche l’«alleato» leghista Gian Paolo
Vallardi, sindaco di Chiarano, si scatena. «L’idea è mia - dice - in
tempi meno sospetti ho fatto approvare in consiglio un ordine del giorno
proprio sull’esame di ammissione». Si scaglia contro Sacconi anche il
ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero: «La demagogia nazista
di Maurizio Sacconi non ha fine. E gli alunni che non passano il test?
Cosa faranno? - replica da Vincenza il ministro capolista della Sinistra
Arcobaleno - forse il demagogo Sacconi ha qualche suggerimento. Potremo
mandarli a chiedere l’elemosina, oppure gettarli in una pattumiera. Così
risolviamo il problema». Molto scettici pure i presidi del capoluogo.
«Sacconi dimentica la legge dell’obbligo scolastico - osserva il preside
delle medie Serena Nicola Mercuri - i ragazzi vengono inseriti a scuola,
per loro si organizzano corsi di lingua specifici. Ciò che ci servirebbe
sarebbe la disponibilità di una maestra elementare per dare gli elementi
base della lingua. I problemi aumentano quando gli stranieri sono
tanti». Severa la condanna da parte di Otello Cegolon, preside del Duca
degli Abruzzi. «Sacconi e i politici parlano senza conoscere la scuola -
commenta - ogni ragazzo straniero ha un tipo di apprendimento diverso a
seconda della nazionalità. Non si possono mettere sullo stesso piano i
rumeni con russi e cinesi. Noi li inseriamo in classe, già prevedendo
che per mettersi alla pari serviranno loro due anni anziché uno. Nel
frattempo organizziamo corsi di lingua. Questi ragazzi hanno le
competenze di matematica o di scienze, manca loro la conoscenza
dell’italiano». Anche il preside del Palladio
Giuliano De Menech è scettico. «Tutti gli istituti si sono dotati di
strumenti per accompagnare l’inserimento di questi ragazzi - spiega -
non possiamo per legge escluderli dalla classe. Semmai si può prendere
in considerazione il metodo delle «classi di accoglienza» sperimentate
in Francia». (m.s.)
