Il bullismo come crisi non solo della legalità, ma anche della
moralità. E’ stato il sottile filo conduttore che ha legato il convegno
di ieri mattina all’Itg Palladio che
aveva come tema «I giovani tra illegalità e...?», con un’aula magna
strapiena di giovani, i veri protagonisti dell’evento. La tentazione a
sfuggire alle regole, alla disobbedienza e al rifiuto dell’autorità:
questi i temi che i ragazzi vivono con maggior sofferenza, a fronte di
un gusto per il branco che ancora non si è sopito. «I giovani che
trasgrediscono dimostrano che c’è un’errata percezione, far ciò che si
vuole non è legato allo star bene - ha spiegato il sostituto procuratore
Antonio De Lorenzi, intervenuto al posto del procuratore capo Antonio
Fojadelli - la felicità non si ottiene con derive egoistiche di
schiavitù». Bullismo, quindi, ma anche associazioni di gruppo che
arrivano al limite della legalità, con la pericolosa propensione a
compiere qualcosa di trasgressivo soltanto per il gusto di sentirsi
diversi e di rompere le regole. «La crisi della legalità come crisi dei
principi: per i giovani il futuro è solo una minaccia. In certi casi
diventa difficile stabilire se la condotta di una persona sia
perseguibile penalmente o meno - ha concluso De Lorenzi - ma di certo
dovrebbe essere la morale a imporre dei limiti prima di arrivare
all’illegalità». Dominata, in certi casi, anche dalla solitudine, come
ha ricordato il viceprefetto Alberto Lo Russo (che sostituiiva il
prefetto Vittorio Capocelli, artefice del porgetto per la legalità con
le istituzionali scolastiche e sociali), sotto le sembianze dei
videogames. Dopo gli interventi istituzionali è stato il turno di Don
Luigi Merola, il prete anti-camorra, referente nazionale del ministero
della Pubblica Istruzione per l’educazione alla legalità, che ha
catalizzato le attenzioni dei giovani con filmati ed esempi. Il motto
era sempre lo stesso: no al bullismo. Un grido dalle terre della
Campania flagellate dalla criminalità (m.g.)
