«Bocciati con il 5 in condotta». L’annuncio del ministro
dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, è stato accolto dai presidi
trevigiani con un applauso. Via libera al decreto legge, in vigore con
l’anno scolastico che sta per iniziare, con la reintroduzione dei voti
in pagella per tutte le scuole e con il ritorno dell’educazione civica e
stradale. Si torna dunque al voto in condotta: il 5 (e non il 7 come
anticipato nelle scorse settimane) che è bocciatura assicurata. I
presidi trevigiani sono favorevoli, ma chiedono la riflessione e la
collaborazione degli altri ambienti della società: «Sono convinta che la
scuola debba agire anche sul piano educativo - attacca Alfea Faion,
preside del Canova - ci sono già direttive che prendono provvedimenti
quando non c’è rispetto. Ma è giusto che, per le circostanzi gravi, la
scuola abbia il diritto di valutare il comportamento degli studenti, e i
provvedimenti devono aver riflesso per il destino scolastico dei
ragazzi. Ma è solo la scuola a dover compiere questi passi o è tutta la
società italiana a doversi analizzare? Come cittadina trovo difficoltà
in diversi ambiti, sono quindi d’accordo che il voto in condotta
ritorni, ma oltre alla scuola anche le altre realtà valutino il
comportamento delle persone». Con il 5 si verrà bocciati e, in generale,
il voto farà media nella valutazione complessiva. Un sistema per
«terrorizzare» gli studenti? «Non facciamo soltanto repressione - spiega
Giuseppina Vincitorio, preside del Da Vinci - serve una formazione a
tutto campo per i ragazzi. Rimane comunque positivo che il voto in
condotta sia tornato a pesare, così avrà un valore generale, importante
soprattutto per quanti ne sottovalutavano l’importanza. Ora non si
trascuri l’eduzione, altrimenti potrebbe diventare inutile». Il nuovo
anno scolastico comincia così con una novità che, in tempi di bullismo e
baby-gang, era attesissima soprattutto da chi dirige i poli scolastici:
«Non ci aspettiamo miracoli - chiude il preside del
Palladio, Giuliano De Menech - ma l’idea va bene. Ci vuole
un rapporto educativo con i ragazzi, negli ultimi anni sono stati
deresponsabilizzati, il voto in condotta può risultare un deterrente
validissimo per certi comportamenti. Chi non era scalmanato in
parrocchia o facendo attività sportiva poteva diventarlo a scuola, ora
ci sarà più attenzione, ma servono gli insegnamenti delle famiglie». (m.g.)
