Via libera dalle scuole trevigiane al vecchio «sette in condotta più
bocciatura». La proposta, contenuta nel disegno di legge presentato dal
ministro Maristella Gelmini, riceve il plauso dei presidi delle scuole
medie e superiori cittadine, che così potranno avere un’“arma” in più
per punire gli studenti indisciplinati. Il sette sul comportamento
compare ancora nelle pagelle. Ma in molti casi senza bocciatura. «Ne
abbiamo assegnati di sette in condotta - confida il preside del geometri
Palladio, Giuliano de Menech -
soprattutto per casi reiterati di comportamenti particolarmente gravi,
come offese ai compagni oppure ai docenti. Ma spesso non è seguita una
bocciatura e quindi non ha funzionato da deterrente, anche perché per la
privacy non si poteva esporre il voto». De Menech è il più deciso
sostenitore del «sette in condotta», che in realtà, nelle intenzioni del
ministro, è una vera insufficienza che potrebbe inficiare la promozione
dello studente, magari bravo in matematica e italiano ma dal
comportamento pessimo. «Da quando il voto in condotta non ha più il peso
che aveva prima del ’98 (anno in cui la condotta è stata separata dal
profitto, ndr) - spiega De Menech - gli studenti hanno cambiato
atteggiamento». Anche per la preside del liceo scientifico Da Vinci il
«sette in condotta» può essere un buona iniziativa. «Ma solo se non
applicato in un contesto punitivo - spiega - accanto a questo ci
dovrebbe essere anche un percorso educativo di recupero, per aiutare i
ragazzi alla comprensione dell’errore e alla responsabilizzazione».
Anche dalle scuole medie arriva una sostanziale approvazione. «Non sono
contrario - spiega Claudio Baccarini, preside delle medie di Paese - ma
ci deve essere anche un lavoro per restituire alla scuola il ruolo
educativo perso».
