Martedì pomeriggio era stato Francesco Saverio Pavone, ieri
mattina anche il procuratore della Repubblica a Venezia Vittorio
Borraccetti si è scagliato contro la legge bavaglio in discussione
in Parlamento. Parlando davanti a cinquecento ragazzi
dell’Istituto Palladio
e al collega trevigiano Antonio Fojadelli, il procuratore veneziano
ha bocciato senza appello la legge che sta per essere approvata dal
Senato. Cresce insomma il tono della protesta da parte del mondo
della magistratura. «Questa norma diventerà una scure sulle
indagini, un colpo micidiale» ha spiegato Borraccetti, che ha
ricordato come ridurre il periodo per le intercettazioni al massimo
a 75 giorni per i reati che non riguardano criminalità organizzata
e terrorismo significa tarpare le ali alle inchieste sulla
corruzione, sulla concussione, sulle truffe nei confronti della
pubblica amministrazione, ma anche sulle bande di rapinatori e di
spacciatori di droga. «Spesso le intercettazioni vanno avanti per
alcuni mesi, anche perchè c’è già un limite, quello imposto
dalla conclusione della prima fase delle indagini preliminari» ha
aggiunto Borraccetti. «Chi sta approvando questa norma
evidentemente non si pone il problema organizzativo e del carico di
lavoro già esistente per strutture che già sono al collasso. E
tutto sarà più complicato e lento» ha concluso. «Con questa
legge il rischio è che non si riescano più a fare le indagini».
Ma forse è proprio quello che i politici vogliono.
