Il Movimento Moderno e l’architettura tradizionale

La portata dei problemi, che avevano accompagnato i primi decenni del nuovo secolo, aveva scosso alle radici ogni aspetto del patrimonio tecnico e culturale dell'architettura tradizionale. Sul piano tecnico, sebbene buona parte delle innovazioni tecnologiche destinate a rivoluzionare l'edificio nel suo impianto strutturale (come i profilati d'acciaio e il cemento armato) e nella sua organizzazione interna (come i sistemi di adduzione e scarico delle acque e gli impianti igienici) fossero già noti da tempo, solo dopo gli anni Venti esse investirono massicciamente l'edilizia. Sul piano formale a fare le spese con la nuova realtà furono in primo luogo le decorazioni, e in particolare modo quelle convenzionalizzate come "stile", a cominciare dai venerabili ordini classici. Come non si accettava più un rapporto sociale di dipendenza e non si capiva più un modo di vestire codificato diverso per classi sociali, allo stesso modo non si era più disposti ad accettare gli edifici decorati con bugnati e ordini classici, che il teorico e architetto viennese Adolf Loos definiva "le case in parrucca e con le culottes". Né sembrava che bastasse sostituire alle foglie d'acanto dei capitelli le decorazioni floreali che investivano intere facciate. Ma non tutti gli architetti assunsero lo stesso atteggiamento nei confronti della costruzione tradizionale. Mentre alcuni, come Loos, ritenevano che il rinnovamento dovesse avvenire spogliando l'edificio di ogni orpello (Loos sentenziava: "L'ornamento è delitto!", fig. 1 e fig. 2), altri prospettavano una profonda revisione dei modi di organizzare e costruire gli edifici. Questi ultimi tendevano a riconsiderare il problema edilizio in ogni suo aspetto, riprendendo così quello spirito illuministico che, nel XVIII secolo, aveva messo in discussione, nel nome della ragione, credenze e modi di vivere tradizionali. 

Figura 1. Casa Steiner di Adolf Loos (1910): fotografia prima dei rimaneggiamenti, sezione e pianta.

 

Figura 2. Edificio di Adolf Loos sulla Michaeler Platz a Vienna (1909).    

Un atteggiamento comune agli architetti del Movimento Moderno è il rifiuto di considerare l'architettura soltanto un'arte nel senso tradizionale. In tutta l'architettura dell'Ottocento, compresa quella strutturalmente innovativo, era presente la decorazione, con tutti gli elementi ereditati dalla storia (colonne, archi, trabeazioni, timpani ecc.). C'era anche il riconoscimento del carattere imitativo dell'architettura, che la accomunava alle altre arti figurative. L’architettura era considerata imitazione nel senso che rielaborava (con libera inventività, come avevano sostenuto Laugier e Milizia nel XVIII secolo) forme delle costruzioni precedenti, che, a loro volta, affondavano le loro radici nella più remota antichità. Nel far questo la si avvicinava a pittura e scultura, che riproducevano liberamente le forme del mondo, mediante dalle tradizioni figurative (iconografia, generi). Col tempo questa visione delle arti, e dell'architettura in particolare, come continua rielaborazione delle forme storiche aveva condotto a una specializzazione astratta, che aveva trovato sede nelle Accademie, grazie anche alla già, ricordata separazione dall'ingegneria. Contro l'accademismo, gli architetti del Movimento Moderno rifiutavano l'idea dell'imitazione e della distanza tra la costruzione reale e quella rappresentata: era la Neue Sachlichkeit o Nuova oggettività. I suoi cultori si consideravano prima e piuttosto tecnici della costruzione, e poi eventualmente artisti. Ma, paradossalmente, agivano più sul versante dell'arte che non della tecnica, più della rappresentazione di una possibile costruzione moderna astratta che della sua effettiva realizzazione. D'altra parte, in quel periodo anche le arti figurative stavano allontanandosi via via dalla rappresentazione della natura con il Cubismo, l'Espressionismo, il Futurismo, il Suprematismo, e si stavano incamminando verso l'Astrattismo (fig. 3). Artisti astratti, come Paul Klee, Theo van Doesburg, Oskar Sehlemmer, Vasilij Kandiskij, Laszló Moholy-Nagy insegnarono nella Bauhaus, la scuola fondata da Gropius nella Germania di Weimar che fu considerata la culla del Movimento Moderno.

Figura 3. Casa Shroeder di G. Rietweld a Utrecht (Olanda, 1924).

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