CLVIII
 
LE UNDICIMILA VERGINI
 
 

La passione delle Undicimila Vergini si celebrò come ora esponiamo.
Ci fu in Bretagna un re cristianissimo di nome Noto o Mauro, che aveva una figlia di noma Orsola. Orsola brillava per il suo onesto contegno, per la sua sapienza e per la sua bellezza: la sua fama era ormai giunta in ogni luogo. Il re d'Inghilterra era molto prepotente e aveva soggiogato molti popoli; sentita la fama di Orsola, andava dichiarando che la sua felicità sarebbe stata completa se la vergine Orsola fosse andata in moglie al suo figlio unigenito. Anche il ragazzo bruciava dalla voglia. Furono mandati molti messaggeri al padre della ragazza, con grandi promesse, aggiungendo però minacce se fossero tornati a casa a mani vuote. Il re prese ad essere in ansia, sia perché gli pareva ingiusto che una vergine segnata dalla fede in Cristo fosse data a un adoratore di idoli, sia perché sapeva bene che Orsola non voleva in nessun modo; però aveva anche molta paura della furia del padre del ragazzo. Orsola tuttavia, ispirata dal cielo, persuase suo padre ad acconsentire a quanto chiedeva quel re, a condizione che il re le desse altre dieci vergini sceltissime per esserle di compagnia e consolazione, assegnando mille vergini a lei e a ciascuna delle altre. Poi che preparasse le navi per mandarle. Chiese poi anche tre anni per la dedicazione della sua verginità, e che nel frattempo anche quel giovane fosse per tre anni istruito nella fede: fu una decisione molto saggia, poiché avrebbe potuto o distoglierlo dal suo proposito con la difficoltà della condizione posta, o almeno profittare dell'occasione per consacrare a Dio tutte le vergini di cui si è detto. Il ragazzo prese di buon animo quella condizione, insistendo col padre; fu subito battezzato e si dette rapidamente avvio a quanto la beata vergine aveva comandato. Il padre della ragazza ordinò che sua figlia, che amava molto, fosse accompagnata anche da uomini, della cui compagnia e del cui sostegno aveva bisogno Orsola e anche tutte le vergini che erano con lei.
 

Infine, quando Orsola ebbe convertite tutte quelle vergini alla fede, nello spazio di un giorno, col favore del vento, giunsero a un porto della Gallia che si chiama Tyelle, e di lì giunsero a Coloniaove l'angelo del Signore apparve a Orsola e predisse che sarebbero arrivate tutte a quel luogo, e vi avrebbero ricevuta lo corona del martirio.
Lasciarono Colonia e si diressero, su indicazione dell'angelo, verso Roma; sbarcarono così a Basilea, ove lasciarono le navi e proseguirono a piedi fino a Roma. Il papa Ciriaco fu molto contento di vederle arrivare, anche perché pure lui era originario della Bretagna, e aveva molti parenti tra le vergini che erano arrivate. Le ricevette, assieme a tutto il clero, con grandi onori.
 

Due uomini malvagi, capi dei soldati di Roma, Massimo e Africano, vedendo quella gran moltitudine di vergini, e vedendo che molti uomini e molte donne accorrevano per unirsi ad esse, ebbero paura che la religione cristiana si diffondesse troppo a causa loro. Studiarono perciò bene il cammino che le vergini avrebbero seguito, mandarono dei messaggeri a Giulio, loro parente, principe del popolo degli Unni, che dispiegò il suo esercito contro di esse perché erano cristiane.
 

Tutte le vergini, accompagnate dai vescovi, si misero sulla strada del ritorno in direzione di Colonia, ma la trovarono già assediata dagli Unni. Quando i barbari le videro si gettarono urlando contro di loro, e si scatenarono furiosamente come lupi fra gli agnelli, uccidendo tutta quella moltitudine. Quando, massacrate le altre, giunsero a sant'Orsola, il capo degli Unni, vista la sua bellezza, rimase peno di stupore, e, cercando di consolarla della strage delle altre vergini, le promise che l'avrebbe sposata. Orsola però rifiutò, e il capo unno, vistosi disprezzato, le scagliò contro una freccia, che la trapassò uccidendola. Così portò a coronamento il suo martirio.
 
 

[dalla "Legenda Aurea" di Jacopo da Varagine]