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EVENTI   INTERNAZIONALI

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APPELLO COMUNE CONTRO IL FORUM ECONOMICO MONDIALE A DAVOS DAL 23 AL 28 GENNAIO E LA CONFERENZA PER LA SICUREZZA DELLA NATO A MONACO DAL 7 AL 9 FEBBRAIO 2003.

Quale sicurezza?
Contro il terrore della guerra e del capitalismo.

Nel corso degli ultimi anni, il concetto di “sicurezza” è diventata una nozione di propaganda centrale in politica, in economia e nei media. Lo stupore che ha seguito l’attacco dell’11 settembre, in tutte le società occidentali è stato utilizzato per fare nuove guerre e per far crescere la repressione all’interno dei paesi. La guerra USA contro l’Afghanistan, l’intensificazione della guerra civile colombiana, la scalata di violenza nella guerra d’occupazione perpetrata da Israele contro il popolo palestinese, cosi come la presenza delle truppe USA, dell’ Unione Europea e della NATO su tutti i continenti, rappresentano la versione imperialista della “sicurezza internazionale”. Dopo l’11 settembre. La propaganda ha ugualmente ancorato la guerra all’interno del mondo così detto civile: non sono solo nuove leggi e nuovi servizi di inchiesta che devono garantire più sicurezza, ma anche una nuova normalizzazione dell’ auto-controllo e della denuncia. La “sicurezza” è la nuova grande promessa grazie alla quale le autorità intendono assicurarsi l’obbedienza della popolazione nelle metropoli: sotto forma di leggi sugli stranieri/e, campagne elettorali, pianificazioni di guerre o che i cittadini siano chiamati ad aiutiare alla polizia, la parola chiave è sempre “sicurezza”.
È così che la “conferenza sulla difesa” che ha luogo ogni anno a Monaco è stata ribattezzata e si chiama oggi “conferenza sulla sicurezza”. Nel 2003, avrà luogo dal 7 al 9 febbraio, due settimane dopo il World Economic Forum di Davos, nelle montagne svizzere, dal 23 al 28 gennaio. Horst Teltschik, organizzatore della conferenza militare a Monaco, membro del consiglio d’amministrazione della “Fondazione Herbert Quand”, emanazione diretta del BMW, ed ex-consigliere del cancelliere tedesco, si esprime in questi termini: “Il forum economico mondiale di Davos è ai rappresentanti di punta dell’economia internazionale come la conferenza di sicurezza di Monaco è ai rappresentanti della comunità strategica.” La libertà e la sicurezza sono dunque gli argomenti trattati da questi capi dell’economia e dagli uomini politici e significano per il mondo intero guerra, sfruttamento delle persone e della natura, dominazione degli uomini sulle donne, oppressione razzista. Nel mondo intero questi signori, organizzano la “sicurezza” per i loro luoghi di produzione, scambi commerciali, nuovi flussi di capitale, accessi alle materie prime, e pianificano il proseguimento della guerra “permanente al terrorismo”. Da tempo ormai, i piani d’intervento militari in Iraq sono discussi pubblicamente. Per noi, la conferenza militare a Monaco della NATO e la conferenza del WEF a Davos sono le facce di una stessa medaglia. Ed è per questo che porteremo la resistenza comune internazionale contro la guerra e la globalizzazione capitalista per le strade di Davos e Monaco.

DAVOS

Il forum economico mondiale (World economic forum-WEF) è un’istituzione privata la cui sede si trova a Ginevra. Ne fanno parte le 1000 più grosse imprese economiche private del mondo. Per poter esserne membro, bisogna possedere un giro di affari di almeno un miliardo di dollari.

Creata nel 1971 da Klaus Schwab, allora giovane professore di economia a Losanna, il WEF si è sviluppato. Da semplice seminario di menagement, è diventato uno dei forum e dei luoghi di discussione più rinomati per imporre a livello mondiale il sistema basato sulla dominazione dell’economia di mercato. In passato, gli incontri organizzati dal WEF sono stati per esempio, il trampolino di lancio per il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) dell’Uruguay Rund, da dove è nata l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), o ancora ha reso possibile le discussioni preliminari in vista della creazione del NAFTA (North America Free Trade Association).
Quindi le pietre miliari del processo globale di liberalizzazione, che assicurano e facilitano nuovi sbocchi economici alle imprese transnazionali.
L’incontro annuale del WEF ha luogo tradizionalmente alla fine di gennaio a Davos. Si tratta del più grosso incontro dell’elite del pianeta, organizzato non da Stati. A ridosso di ciò, il WEF mette in piedi degli incontri regionali in tutti i continenti, per esempio il forum economico europeo di Salisburgo.
Al fianco dei 1000 padroni di imprese invitati al summit di Davos come rappresentanti delle imprese membri del forum, ci sono anche un certo numero di politici di alto rango, scienziati, redattori delle più grandi imprese mediatiche, e anche qualche raro rappresentante della “società civile” (sindacati, ONG ecc..) selezionato accuratamente.
L’elite globale è composta quasi esclusivamente da uomini; la partecipazione delle donne è ben al di sotto del 10 %. L’invito è fatto a persona e non è rinnovato automaticamente di anno in anno. Questo modo di invitazione rinforza la percezione di esclusività e dà agli invitati la dolce sensazione di appartenere al circolo dei detentori del potere globale.
Gli invitati sono a volte membri di diversi club che il WEF ha fatto nascere: per esempio il club dei “Global Leaders of Tomorrow”, il “World Media Leaders” e il club dei “Industry Governors” (Capitani d’industria). La struttura di club e il quadro informale degli incontri al Forum sono le condizioni ideali per lo sviluppo di forme di unione e di strutture di lealtà tra l’economia, lo stato e i così detti “attori chiave della società civile”.

Durante gli ultimi cinque anni, il WEF ha incontrato una resistenza e delle critche crescenti. Le autorità hanno sempre reagito vietando tutte le manifestazioni a Davos e isolando completamente il paesino di montagna. Malgrado ciò, le manifestazioni contro il WEF sono diventate ogni anno più importanti e più larghe in Svizzera. Per questo Klaus Schwab ha dovuto spostare all’ultimo minuto l’edizione 2002 a New York. Le autorità non potevano mettere in piedi sufficienti forze di polizia per garantire la sicurezza dei partecipanti.

L’edizione 2003 si svolgerà di nuovo a Davos dal 23 al 28 gennaio, con la parola d’ordine “costruire la fiducia”. Il WEF cerca di guadagnare il beneplacido migliorando la sua politica d’informazione e di comunicazione. A questo fine, il WEF organizza dei dibattiti pubblici al di fuori del centro congressi di Davos, dibattiti accessibili a tutte le persone interessate. Allineandosi su questa logica, le autorità di Davos hanno autorizzato per la prima volta la manifestazione di dissenso. L’”Alleanza d’Olten”, un largo raggruppamento di organizzazioni e di gruppi di sinistra, chiede di fare manifestazioni e azioni contro il WEF. La piattaforma comune dell’alleanza chiede lo scioglimento del Forum e si rifiuta di partecipare al “dialogo” che servirebbe solamente a migliorare l’immagine del WEF.
L’Alliance d’Olten si mobilita per una grande manifestazione il 25 gennaio 2003 a Davos.

MONACO

A febbraio ha luogo ogni anno la “Conferenza di Monaco per una politica di sicurezza”
(prima si chiamava “conferenza per la difesa”), un incontro dei rappresentanti di Stati membri della NATO e di 200 “eminenti” strateghi militrari, generali ed esperti in armamenti. I rappresentanti della UE e della NATO, i ministri della guerra e degli affari esteri degli Stati Uniti, della Germania e degli altri paesi dell’Unione Europea, vogliono far credere al pubblico che il fine di questa conferenza è quello di mantenera la pace nel mondo e la sicurezza internazionale. Ma nei fatti si dimostra il contrario : pianificano delle nuove guerre!
Dietro le porte vetrate dell’hotel di lusso “Bayerischer Hof”, ben lontani dal pubblico, progettano nuovi piani e scenari di guerra nel mondo intero.
L’alleanza contro la NATO si mobilita nel 2003 a Monaco.

LA SICUREZZA CHE GARANTISCE LO SFRUTTAMENTO GLOBALE.

La vita quotidiana di numerose persone è già caratterizzata da lungo tempo dallo smantellamento massiccio della sicurezza sociale, anche in Europa dell’ovest: tagli alla spesa pubblica, privatizzazione del sistema sanitario, delle pensioni e della formazione, così come dello spazio pubblico. L’insiema della vita sociale diventata merce.
Un’esistenza sicura è sempre di più alla portata solamente di un gruppo ristretto di persone, in funzione di criteri che impartiscono l’esclusione razzista e sessista. La sicurezza materiale è sempre più privatizzata e rilegata al rango della responsabilità individuale. Sia a livello locale che globale, questo genera la fine della solidarietàe l’individualizzazuione dei rapporti sociali e del mutuo appoggio, accentuando così la competizione tra gli individui e portando ad un difesa razzista dei privilegi.
La disperazione psicologica tocca ugualmente sempre più gente. Coloro che “rimangono indietro”, non hanno avuto “fortuna”. Communque questa logica di concorrenza e di impotenza non sono delle fatalità. Sta a noi sviluppare colettivamente degli orizonti di resistenza e di solidarietà.

In un contesto dove gli stati buttano a mare le conquiste sociali nel nome della gllobalizzazione capitalista, l’elite promette la “sicurezza” per tutti/e con maggiore polizia e militarizzazione del territorio. Questa promessa di sicurezza crea un’identità attraverso la costruzione mediatica del nemico. Conduce ad una solidarizzazione con il sistema del profitto e del potere, così come ad un largo consenso nei confronti di guerre globali e di restrinzioni massive delle libertà individuali.

LA COSTRUZIONE DEI NEMICI SOCIALI E PUBBLICI

Il discorso sicuritario regnante opera una scelta vera e propria tra le persone e le categorie secondo dei criteri di profitto, cosa palese nelle politiche degli Stati dell’UE nei confronti dei/lle rifugiati/. I/Le rifugiati/e e i/le migranti sono strumentalizzati/e a fini elettorali razzisti e sono paragonati secondo neccessità a “criminali”, “illegali”, “trafficanti” o “terroristi” potenziali. La “sicuerzza” dell’Europa dovrebbe passare da nuovi centri di detenzione, dall’abolizione del diritto d’asilo e dal sistema d’informazione Schengen (SIS), che dovrebbe portare all’espulsione accelerata di esiliati/e verso la fame, la miseria, la tortura e le persecuzioni. Al vertice dell’UE a Siviglia, i governi hanno chiaramente dichiarato guerra all’immigrazione illegale. Esercito e controllo dell’immigarzione fanno tutt’uno da molto tempo. Tra poco diversi stati dell’UE faranno ricorso all’uso dell’aviazione militare per le espulsioni di massa. Durante conflitti internazionali, come in Kosovo o in Afghanistan, i/le rifugiati/e di guerra sono stati “bloccati” vicino ai loro paesi natali in immensi campi per non farli raggiungere i paesi ricchi.

La mobilità dei rigugiati/e e degli immigrati/e a cui il colonialismo e il capitalismo ha tolto
i mezzi di sussistenza deve almeno essere controllata. Non potendo essere totalmente impedite, le migrazioni devono servire gli interessi economici fornendo mano d’opera flessibile, disponibile sempre e senza diritti. Di già migliaia di rifugiati/ hanno perduto la loro vita cercando di raggiungere la fortezza Europa.

Ma la designazione dei nemici sociali attraverso la lotta per la sicurezza tocca non solamente i rifugiati/e e gli immigrati/e, ma anche tutti coloro che non rientrano nei parametri di una società che seleziona gli individui soltanto a seconda del loro rendimento. Consumatori e consumatrici di droghe, senza tetto, piccoli delinquenti, giovani e poveri ribelli sono tutti e tutte designati come “fattori a rischio”. Oggi, dei larghi settori dei centri città sono sorvegliati con telecamere e dichiarate zone proibite per tutti/e coloro che non vanno lì per lavorare o per consumare. In questo quadro la repressione è sempre più alta poiché i ricchi rincorrono sempre meno allo Stato sociale per pacificare le contraddizioni sociali e nel contempo si mettono ostentament in mostra il lusso e le promesse di consumo alle quali sempre meno gente puo accedere.

Armandosi contro i nemici interni, si tratta in fin dei conti di combattere e di lottare preventivamente contro le proteste e le resistenze sociali. Con il pacchetto anti-terrorista degli Stati dell’UE, azioni come le occupazioni, i blocchi o i sabotaggi, che fanno parte da decenni del repertorio principale dei movimenti sociali, sono soggetti in futuro ad essere perseguiti come “azioni terroriste”. Sulla lista delle “organizzazioni terroriste” dell’UE troviamo ugualmente i collettivi di sostegno ai prigionieri politici dei Paesi Baschi, le organizzazioni kurde e turche o la guerriglia colombiana della FARC. Il terrore poliziesco di Göteborg e di Genova, le restrizioni della libertà di movimento e di manifestazione a Davos e a Monaco hanno dato un assaggio della maniera in cui potenti hanno l’intenzione in Europa di trattare in avvenire le resistenze visibili alla globalizzazione capitalista.

L’INSICUREZZA MONDIALE

È cinico e stupido credere che il sistema economico capitalista renderà il mondo più sicuro. Infatti succede l’opposto. Il mercato mondiale crea sicurezza e stabilità economica solo per chi, già integrato nel sistema, ha la possibilità di arricchirsi sempre più.
Ma la maggioranza della gente non regge questo continuo rincorrere la ricchezza.
Nel 1989, il crollo del blocco comunista è stato celebrato come la “fine della Storia”. L’inizio di un’epoca di pace e di benessere- ma è successo il contrario. “Il nuovo ordine mondiale” proclamato dai leaders del mondo occidentale nel 1990 ha portato tutto tranne pace e sicurezza. Milioni di persone muoiono di fame e di malattie curabili. Su tutti i continenti la guerra fa stragi.

La nuova uguaglianza globale di opportunità nella vita annunciata dagli ideologi del libero mercato viene dimostrata dalla ricomparsa degli Sweatshops a Londra e a Rio de Janeiro, isole di ricchezza sono circondate da zone di povertà estrema, ma protette da guardie armate e fil spinato. Lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici senza diritti nelle zone di libero scambio che sono le maquilladoras in messico per esemopio non sono la prerogativa del terzo mondo. Nei paesi ricchi, l’idea di saccheggiare tutti i diritti fa la sua strada.

Non è sorprendente che i rimedi-miracolo neo-liberisti del FMI (Fondo Monetario Internazionale) e della Banca mondiale cioè le privatizzazioni nei servizi pubblici (trasporti, educazione, acqua, posta, telecomunicazioni ec..), le misure d’aggiustamento strutturali e le esportazioni ad ogni costo, abbiano come base la distruzione delle infrastruture sociali di base.
Questa politica del mercato mondiale, colpisce ovviamente per prime le donne, che per assicurare l’avvenire ai figli/e e alla famiglia, devono far fronte alla mancanza di risorse essenziali.

Queste situazioni generano spesso una resistenza massiccia e non possono essere imposte che con la forza. Anche in Europa, gli scioperi e le lotte legati al mondo del lavoro sono legate sempre di più al problema dello smantellamento dello stato sociale. In Colombia, l’esercito, le forze paramilitari e truppe di mercenari portano avanti una guerra sanguinaria contro la popolazione e i movimento sociali. In molti paesi africani, i vecchi poteri coloniali, sempre parlando di democrazia, si appoggiano comunque su dittature corrotte che garantiscono la continuazione dello sfruttamento neo-coloniale.


LA GUERRA GLOBALE COME RISOLUTRICE DELLE CRISI INTERNAZIONALI.

In questi ultimi anni, il paradigma della globalizzazione capitalista si è spostato: mentre durante gli anni ’80 e inizio ’90, la strategia di base era la deregolamentazione, causando la dissoluzione parziale delle strutture di Stato nei paesi del terzo mondo e lo smantellamento dei sistemi statali di sicurezza sociale nei paesi industrializzati, il perseguimento di questo scopo però ha reso necessaria una regolamentazione. Quindi mentre la deregolamentazione economica continua, si assiste parallelamente da anni all’uso di una regolarizzazione militare-poliziesca. La “globalizzazione politica” non significa altro che la militarizzazione della politica sociale per risolvere le crisi causate dallo sfruttamento.

La linea di demarcazione tra guerra e pace si sfuma sempre più. Con il pretesto di “guerra permanente contro il terrorismo”, la presenza militare-poliziesca e gli interventi militari si fondano in un sistema flessibile di controllo. Lo stato di permanente eccezione e la guerra diventano un’illusione di pace perpetua. La costituzioni di protettorati e la loro sicurizzazione militare, come per il Kosovo o la Bosnia, è il perfetto esempio di questo sistema flessibile di controllo, come l’allargamento delle alleanze che si costituiscono tra sempre più paesi per le guerre.
L’esempio di integrazione pianificata dei paesi dell’est nella NATO implica la colonizzazione imperialista di tutta una regione con l’integrazione delle sue strutture militari. Si decreta “fortemente instabile” la situazione politica interna dei paesi come: Afghanistan, Georgia, Kazykhistan e altri paesi dell’ex-URSS, dove ci sono enormi giacimenti di petrolio, di gas naturale e altre materie prime. Inoltre in queste regioni ci si progettano le vie di transito tra le zone di frontiera dell’occidente e l’Eurasia. Quindi in ballo ci sono degli interessi politici ed economici immensi se si considerano gli interessi materiali ed i bisogni di sicurezza; è per questo che l’espansione della NATO verso l’est costituisce una tappa fondamentale, per la conquista di altri regioni in Asia centrale. In vista di nuove alleanze geo-politiche e strategiche ( ad esempio tra Russia, Cina e India), l’occidente non vuole lasciar perdere in nessun modo il dominio del fronte euroasiatico.
La miseria attuale in Afghanistan è il risultato di 20 anni “d’aiuto allo sviluppo” militare per diverse fazioni di potere in guerra.
Gli interventi militari dei paesi della NATO sono il perfetto compimento della logica della guerra fatta per destabilizzare. Ogni guerra apre nuovi fronti di sfruttamento per la cinica logica della “distruzione creatrice”: mani messe sulle popolazioni e sulle materie prime e nuovi contratti per l’industria d’armamenti per la ricostruzione del paese distrutto.

La sete di sfruttamento non conosce più limiti (e mai ne ha conosciuti!). Si pianifica apertamente la prossima guerra offensiva contro l’Iraq, in maniera visibile a tutti/e. Il Medio Oriente si trova da tre decenni nel mirino dell’aggressione imperialista per le loro riserve di petrolio e di gas. La prossima tappa della “guerra contro il terrorismo” si svolgerà in queste regioni, centrali sul piano della geostrategia: dal 2001 si prepara un attacco diretto all’Iraq (che è sempre soggetto all’embargo economico e ai bombardamenti abituali) con 150.000 soldati USA ( eventualmente con l’uso di armi nucleari tattiche!). Fino ad oggi questo progetto non ha incontrato opposizioni nelle società degli stati occidentali.

REPRESSIONE E INTEGRAZIONE COME GESTIONE INTERNA DELLE CRISI.

Per mantenere lo sfruttamento capitalista nelle società occidentali, tante sono le strategie messe in opera, sia di integrazione, sia di blocco. In particolare la social-democrazia europea e altri settori della “sinistra riformista” sono essi stessi parte integrante di una politica conservatrice, spingendo affinché si abbia una trasformazione neo-liberista delle società o intrattenendo l’illusione del neo-keynesismo. Con una politica del tipo “siamo tutti/e cittadini/e” hanno abbandonato da tanto tempo il sogno di un cambiamento radicale, e cercano di far passare le guerre e gli smantellamenti sociali come “il capitalismo dal volto umano”. Ci possono essere sì delle critiche all’intervento in Iraq o qualche frase ecologista o sociale, ma l’atteggiamento di fondo contro gli “interventi umanitari”, la guerra quotidiana contro i/le refugiati/e, la repressione contro i propri popoli e lo sfruttamento continuo è quello dell’accettazione senza remore.
In questa prospettiva, la social-democrazia rimane un partito guerrafondaio. Per questo rifiutiamo il concetto di “società civile europea” come alternativa all’imperialismo americano presentato come più aggressivo.

Il concetto di “crescita sostenibile”, termine diventato di moda questi ultimi anni, è presentato come una variante ragionevole e controllata del capitalismo. Numerose ONG altre volte critiche, s’associano alla riorganizzazione del capitalismo sotto la bandiera di questa parola sacra. Ma ogni prospettiva di crescita conduce direttamente alla catastrofe ecologica, e qualsiasi capitalismo è sinonimo di sfruttamento. Il concetto di “sviluppo durevole” non un metodo per migliorare l’avvenire, ma una sinistra strategia per uno sfruttamento durevole. Contrariamente a tutte le promesse di sostenibilità, le nuove tecnologie nel campo della biogenetica e del nucleare significano insicurezza ancora più accentuata per ciò che concerne le conseguenze della crescita. Dietro il fascino di parole inneggianti al rinnovamento, si nasconde come al solito la volontà di mantenere i rapporti di potere inalterati.
Le strategie di integrazione dei movimenti sociali, delle ONG in alcuni decisioni di grande respiro, fanno parte di un progetto atto a mantenere l’ordine stabilito. Il fine principale di questa integrazione è la sparizione di un’opposizione visibile. Dietro le pretese di dialogo al WEF di Davos, si nasconde il tentativo di camuffare i propri scandali e di far passare nella trappola il mondo dell’opposizione per appiattirlo sulle loro posizioni.
Non entreremo mai nella logica dell’integrazione.
Non ci può essere dialogo con il potere!


RIVALITÀ IMPERIALISTE E DINAMICHE DI GUERRA

Come mostrano le divergenze prima della guerra in Jugoslavia o l’atteggiamento relativamente unilaterale degli Stati Uniti nella pianificazione di un’offensiva contro l’Iraq, gli Stati più potenti del mondo, non agiscono uniformemente in materia di organizzazione del controllo internazionale e di sfruttamento economico. Le loro alleanze sono attraversate da profonde fratture e concorrenze, che trovano la loro espressione nelle guerre per procura (Ruanda, Congo o le guerre nei Balcani), nelle guerre commerciali o nell’attuale conflitto sul Tribunale Penale Internazionale (TPI).
Le reticenze di certi Stati europei di fronte all’attacco all’Iraq, non ha nulla a che fare con l’amore per la pace, ma piuttostio interessi economici e concezioni divergenti del nuovo ordine nel Medio Oriente.

Anche se gli USA usano il pugno di ferro in materia si “sicurezza internazionale” e l’Europa cerca di far credere che difende i diritti umani, i loro scopi sono identici: assicurarsi la loro fetta di torta nella lotta per gli sbocchi commerciali e il controllo delle materie prime.
In vista della formazione di un esercito d’intervento a livello dell’UE, le differenze tra UE e USA sono soprattutto sulla capacità di mettere in atto una reale offensiva militare e non su questioni di ordine fondamentale: i 60 000 soldati delle truppe d’intervento dell’UE dovrebbero essere operativi entro il 2003, in maniera tale da poter essere utilizzate nel giro di 60 giorni in un raggio di 4000 Km attorno l’UE. I rapporti di potere in seno a questo progetto militare sono chiaramente indicati: è sotto la direzione di un generale tedesco, il suo più grande contingente infatti è tedesco. Tredici anni dopo l’annessione della Germania dell’est, la Germania all’interno dell’UE aspira a diventare la grande potenza militare europea.

CONTRO IL PATRIARCATO E LA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ

La militarizzazione della società conduce inevitabilmente al rafforzamento del patriarcato: la logica patriarcale delle guerre e delle società militarizzate si ritorce particolarmente contro le donne e i bambini. Ed è per ciò che la nostra politica anti-guerra deve fare una critica radicale dei rapporti tra la guerra e l’accrescimento della violenza maschile contro le donne e i bambini, così come del legame tra la guerra e lo stupro, tra l’esercito e la prostituzione.

Nel sistema patriarcale, le relazioni umane e la separazione della produzione e della riproduzione sono legate alla gerarchia di genere. L’uso della violenza sessuale degli uomini utilizzando il proprio corpo per sottomettere le donne ne è la sua espressione più estrema. La storia della nascita degli Stati-nazione e le loro conquiste coloniali sono indissolubilmente legati alla formazione dell’”uomo soldato”. All’epoca del “patriarcato moderno”, non c’è bisogno di criteri di esclusione biologica- l’esercito attuale ha integrato le donne-, ma i criteri d’identificazione tra rosa e azzurro sono mantenuti per determinare i ruoli sociali affibbiati sia alla donna che all’uomo.
Sabotiamo le definizioni sessiste di genere, distruggiamo le differenti costruzioni dell’”uomo-soldato”!

NESSUNA GIUSTIZIA NESSUNA PACE

La guerra è uno stato permanente della società: quasi tutti i campi della vita sociale sono sottomessi alla logica della militarizzazione. La guerra non è solo in televisione, ma nelle frontiere, nei campi profughi/e, nelle regioni infestate dalle mine anti-uomo. La guerra permanente non conosce limiti di spazio e tempo- solo noi dal nostro punto di vista privilegiato pensiamo che la guerra è una circostanza eccezionale per l’esercizio del potere. Nonostante ciò, la globalizzazione e la militarizzazione incontrano sempre più resistenze sulla loro strada. In Bolivia, donne e uomini lottano contro la privatizzazione dell’approvvigionamento dell’acqua potabile; in Argentina, contro lo strangolamento economico e sociale da parte dell’FMI; contadini e contadine indiani/ lottano contro il brevetto dei loro semi da parte di multinazionali agricole come la Cargill o la Monsanto; e le manifestazioni di base contro i vertici di Seattle, Praga, Genova, mostrano chiaramente che la resistenza cresce anche qui nelle metropoli occidentali.
La mobilitazione contro il G8 che si dovrebbero tenere a giugno del 2003 a Evian (Francia), ai bordi del lago Lemanno, si sta già preparando.
È proprio alla molteplicità e alla determinazione di queste lotte internazionaliste che noi ci riferiamo. È sulla base di queste lotte che ci rendiamo conto di quanto sia importante far capire che lo sfruttamento mondiale e la sua securizzazione sono due facce di una stessa medaglia e che ora più che mai bisogna fare un’opposizione di massa.
Lottiamo contro il razzismo, il sessismo e lo sfruttamento capitalista, ma ci consideriamo parte di queste contraddizioni. Tentiamo quindi di studiarle e di combatterle nella nostra vita quotidiana. Ma diciamo anche : il fine di un movimento di protesta non è quello di piacere al potere e ai suoi detentori. Non lasciamoci dividere tra “buoni” e “cattivi”, ma scegliamo da soli i metodi di lotta migliori. Si stanno preparando le prossime guerre e le invettive verbali non basteranno per fermarle. Si possono criticare in maniera astratta le condizioni attuali, ma le politiche belliciste non si placheranno. Se vogliamo fermare la macchina da guerra, bisogna denunciare, bloccare e attacare i suoi responsabili, le sue strutture e le sua logiche.

LA RESISTENZA MONDIALE È IRRESISTIBILE!
NESSUNA GIUSTIZIA, NESSUNA PACE!

GLOBALIZZIAMO L’ANTICAPITALISMO CONTRO LA POLITICA DI GUERRA DELLA NATO!

UN ALTRO MONDO NON SOLO È NECESSARIO
MA È POSSIBILE !

Coordination anti-OMC, Svizzera
Bundesweite Antimilitaristische Koordination “Krieg ist Frieden” (KIF), BRD

Per info: www.squat.net/ contre.attaque
Contre-attaque@squat.net
www.no-nato.de



 

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